Il Tirreno

ANCH’EGLI è INDAGATO

«Vicini alla famiglia»: le sole parole di Antonioli

«Vicini alla famiglia»: le sole parole di Antonioli

MASSA. «Sono vicino alla famiglia e non c’è niente da aggiungere». Sono le uniche parole con cui Cesare Antonioli, uno dei cinque titolari della cava omonima dove è avvenuta la tragedia, commenta...

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MASSA. «Sono vicino alla famiglia e non c’è niente da aggiungere». Sono le uniche parole con cui Cesare Antonioli, uno dei cinque titolari della cava omonima dove è avvenuta la tragedia, commenta quanto accaduto. Parla dal cancello di casa, a Casette, a una manciata di metri dove viveva uno dei due cavatori uccisi dalla frana, Roberto Ricci Antonioli. Sullo sfondo si intravedono i piazzali delle cave assassine, quelle del bacino Gioia che si dividono tra il comune di Carrara e quello di Massa. Davanti, la scuola elementare di paese dove è situata orgogliosa la statua in onore ai decaduti di guerra. In nero una scritta che oggi perde tutta di senso: «Quel sangue che non macchiò il candore del marmo, intrise di rosso i nevai di tutte le frontiere». E no, oggi è il bianco del marmo che si è tinto (di nuovo) di sangue. Una morte per cui adesso sono indagate tre persone per omicidio colposo: lo stesso Antonioli, il geologo Cesare Musetti, in qualità di direttore dei lavori, e Massimo Gardenato, il responsabile della sicurezza.

Ma Antonioli non vuole parlare. Prima scruta dalla tenda del salotto, poi si presenta al cancello e chiude la conversazione con un: «Soffriamo». E punto.

Poco più su, nelle case che si arrampicano sulla montagna, vivono gli altri fratelli Antonioli che con lui gestiscono la cava. «Una famiglia perbene, che non fanno i padroni, ma si mettono a lavorare con i cavatori», dicono alcuni abitanti.

Il paese è immerso nel lutto. Non si sentono i soliti bambini che giocano in strada a pallone e nemmeno le signore che sbraitano dalla finestra per parlare con la vicina. No, Casette ieri si è ritirata nel silenzio. In segno di rispetto. Di dolore.

Nell’ultima casa sulla collina vive la famiglia di Roberto Ricci Antonioli. E lassù è un andirivieni di persone: amici, parenti, vicini, che passano per dare le condoglianze, un saluto, sentire come va.

«La moglie è venuta a consolarci: lei è venuta da noi», racconta Piera Antonioli, sorella di Cesare, una delle socie. «Io sto poco in cava - spiega - Se ne occupano i miei fratelli, ma Roberto per noi non era solo un dipendente. Come nemmeno Federico. Roberto però era come un fratello. Siamo cresciuti insieme, ci conosciamo da una vita e lui era contentissimo di essere venuto a lavorare da noi. Anche perché noi trattiamo i dipendenti come soci e non come dipendenti». Roberto aveva iniziato a lavorare dagli Antonioli da due anni, Federico Benedetti (l’altro cavatore morto) da uno. Le loro vite si sono incontrate due volte: prima in cava, poi sotto le macerie, macchiando di rosso il candore del marmo.

Melania Carnevali

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