Il Tirreno

«Mio marito sopravvissuto ha visto tutto»

di Melania Carnevali

Parla la moglie del ferito Giuseppe Alberti: «Mi ha detto che pensava: ora muoio»

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CARRARA. «Si sente fortunato sì, ma nemmeno così tanto. I suoi colleghi, i suoi amici sono ancora lassù, sotto quelle macerie. Ha visto tutto, ha rischiato la vita. Come può stare bene?». Susanna è la moglie di Giuseppe Alberti, il cavatore rimasto sospeso nel vuoto dopo la frana che ha travolto due suoi colleghi alla cava Antonioli, nel cuore del bacino di marmo di Colonnata: Federico Benedetti, 46 anni, e Roberto Ricci Antonioli, 55 anni (le cui ricerche sono ancora in corso nel momento in cui stiamo scrivendo, ndr). È rimasto lì, sopra il bianco delle miniere, cosciente di quello che stava accadendo, penzolando da una parte e l’altra e sbattendo contro la roccia, nei fianchi, nelle gambe, nella schiena, fino a quando non è intervenuto il 118.

Ora si spezza. Ora cado. Ora viene giù tutto. Deve aver pensato, lui, mentre se ne stava appeso a un filo davanti a una montagna che non perdona quasi mai e sopra quei detriti che schiacciavano i corpi degli altri due cavatori. È stato tratto in salvo dall’elisoccorso e portato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Apuane. E da lì poi in rianimazione. È salvo. Ha riportato solo qualche frattura, anche se rimarrà in osservazione qualche giorno. Ma è salvo. «Sta bene - chiarisce Alberto Conti, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Apuane - ma ha avuto un grande trauma, quindi è importante tenerlo in osservazione un po’. Per essere sicuri».

Fuori dal reparto di animazione all’ospedale Apuane, la moglie, con gli occhi gonfi dalle lacrime. «È andata bene sì, ma lui è un uomo sensibile. Come farà a superarla? Si fa fatica a superare questi traumi. Cosa mi ha detto quando l’ho visto? Poco, che quando era a penzoloni pensava: ora muoio. E poi mi ha detto che ha pensato ai suoi figli».

Giuseppe di figli ne ha tre: Gianluca, di 20 anni, Gabriel 16 anni, e Leonardo di 6. È stato il più grande ad avvisare tutti dell’incidente. «Lo abbiamo saputo da Facebook- continua Susanna - Un’amica di mio figlio ha visto l’elisoccorso sopra Casette e lo ha pubblicato sul social network. Mio figlio ha pensato “ma lì c’è mio babbo”. E allora abbiamo chiamato in cava. Lo abbiamo saputo così, per caso». Giuseppe lavora alla cava Antonioli da appena sei mesi. Era rimasto disoccupato per un anno, dopo la chiusura dell’impresa edile che aveva con il suocero. In sei mesi già una disgrazia. «Si è salvato - dice la moglie - perché è un lavoratore sempre attento alla sicurezza: caschetto, occhiali, scarpe antinfortunistiche. È sempre stato così. A volte esagerava, ma questo lo ha salvato».

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