Massa, spiagge inaccessibili. Il dirigente: "I balneari non possono farlo"
Secondo la vecchia ordinanza gli stabilimenti balneari dovrebbero lasciare aperto l’accesso alla spiaggia. Ma non succede quasi mai. Mercadente: "Non possono chiudere con i cancelli"
MASSA. «È veramente strano vedere tutto chiuso: in tutto il mondo le spiagge sono di tutti, qui sembra di entrare in casa di qualcuno». Dieter Lortz viene da Monaco. Da anni gestisce un bed and breakfast a Tresana e frequenta le spiagge di Marina di Massa. «Air is so good», l’aria è così buona, dice mentre si gode il primo sole dalla spiaggia dei Ronchi insieme alla moglie, Constanze e il cagnolino. Davanti a loro i camion sono a lavoro sugli scogli per ultimare i lavori anti-erosione. Dietro, si estende all’infinito una rete verde che recinta gli stabilimenti. Sono quelli che i balneari mettono a fine stagione per impedire l’accesso al mare dalle “loro” strutture. «Ci abbiamo messo un po’ a trovare un varco da cui entrare», aggiunge zoppicando con il suo italiano.
I bagni sono completamente sigillati. E questo nonostante l’ordinanza per la disciplina delle attività balneari sul comune lo vieti categoricamente. «La spiaggia è di tutti e deve essere accessibile a tutti», ha infatti fatto sapere il dirigente al settore, Fabio Mercadante, durante la commissione ambiente che ha preso vita ieri mattina. All’ordine del giorno c’era proprio il tema degli accessi al mare negli otto chilometri di litorale massese, quelli che vanno dal confine con Carrara fino a quello di Montignoso. In questi chilometri ci devono essere, secondo la normativa, varchi ogni 500 metri. «Sono zone franche che devono essere completamente aperte anche per il passaggio di mezzi e imbarcazioni», chiarisce il dirigente». Eppure succede che non sempre sia così, che d’estate gli ombrelloni degli stabilimenti balneari si allunghino in quelle zone franche e che siano occupate. Tanto che la Capitaneria di porto, come fa sapere il comandante in seconda, Alessandro Russo, è intervenuta spesso con sanzioni. «Abbiamo trovato più volte - dice il comandante- ombrelloni al posto del passaggio libero».
Fosse solo questo: anche gli stabilimenti balneari dovrebbero lasciare aperto l’accesso alla spiaggia. «Non possono chiudere con i cancelli - fa sapere Mercadante - o meglio: possono farlo, ma devono garantire l’apertura».
Ma nulla. Non succede quasi mai. Dalla Partaccia fino a Poveromo i bagni sono blindati, sotto e sopra, a volte pure con reti elettrosaldate - che sono pure vietate - o con tamponature che invece dovrebbero essere utilizzate soli in determinati casi, come per proteggere le strutture da vandali o agenti atmosferici. E la spiaggia è inaccessibile, off limits.
Il presidente della compagnia del mare, Luca Martini, sostiene che «la maggior parte» degli stabilimenti abbia l’autorizzazione dell’Agenzia delle dogane (è lei che ha la competenza per gli interventi sul demanio) per la chiusura dei bagni (informazione che il Tirreno non è riuscita ad accertare)e che in ogni caso non sono disposti a lasciare aperto il passaggio.
«È vero che se qualcuno - commenta Martini - vuole fare un danno lo riesce a fare comunque, basta vedere cosa è successo a Poveromo dove hanno dato fuoco a due bagni in una notte. Ma altrettanto vero è che il cancello è un deterrente. Se vogliono che li teniamo aperti, okay. Ma a quel punto ci diano anche l’autorizzazione ad installare videocamere e di censire chi entra e chi esce».
In commissione ambiente il dirigente al settore però è stato chiaro: «Capiamo che i balneari temano per le loro strutture - dice - ma devono entrare nella logica che non è proprietà privata. Possono proteggere le strutture ma non tenere chiuso».
Nell’ordinanza (datata 2014) si legge infatti che: «I concessionari sono autorizzati a fine del periodo di apertura delle strutture balneari, a proteggere le strutture presenti sull’arenile e le aree libere comprese fra esse, utilizzando materiale omogenei e di pubblico decoro in buono stato di conservazione». L’importante è che «le tamponature» (così vengono definite nell’ordinanza) non «ostruiscano o limitino i varchi di accesso al mare».
Itala Tenerani, presidentessa della Consorzio Riviera Toscana, sostiene che: «Gli accessi alle spiagge - dice - sono quelli concordati con il Comune dieci anni fa, ma aspettiamo la convocazione da parte dell’amministrazione comunale per, eventualmente, apportare modifiche al piano complessivo degli accessi al mare. Gli stabilimenti balneari che sono già in funzione garantiscono a chiunque di accedere liberamente all'arenile. Dal Magliano al fosso Poveromo, tratto di Lungomare dove sono in corso i lavori anti erosione, i passaggi sono impraticabili proprio per garantire la sicurezza, perché i cantieri sono occupati da mezzi pesanti, ma stando al cronoprogramma termineranno per il ponte del 25 aprile 1 maggio. I balneari del Consorzio Riviera Toscana - Marina di Massa sono sempre disponibili - aggiunge - al confronto con l’ente pubblico per migliorare l’offerta turistica ed eliminare qualsiasi tipo di disagio che dovesse subentrare».
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