Il presidio
Carrara, una città senza spazi per la scultura
Il grido di allarme parte da Massimiliano Roncatti, 30 anni, nato a Firenze ma residente da qualche anno sotto le Apuane: "C’è bisogno di mettere spazi a disposizione dei giovani"
CARRARA. Nella capitale del marmo, la città che ha ospitato a più riprese un genio come Michelangelo Buonarroti e che ha dato i natali al maestro Pietro Tacca, mancano gli spazi dove “fare scultura”. E, di conseguenza, mancano ai giovani le opportunità di dedicarsi a un mestiere che appartiene al Dn della città stessa.
Una lacuna che pesa soprattutto su coloro che, come gli studenti dell’Accademia di Belle Arti, hanno deciso di fare di questa forma di espressione artistica una professione, e hanno quindi bisogno di esercitarsi in continuazione e che, invece, non riescono a fare come vorrebbero. Proprio per la mancanza di spazio.
Il grido di allarme parte da Massimiliano Roncatti, 30 anni, nato a Firenze ma residente da qualche anno in città: a portarlo a Carrara è stata proprio la sua passione per la scultura, che lo ha convinto a iscriversi all’Accademia di Belle Arti cittadina.
Oggi, a cinque anni dal suo arrivo, l’artista denuncia la grave carenza di spazi dove gli studenti di Palazzo del Principe possano sperimentare e allenarsi a scolpire. Sì, perché quella dell’Accademia di Belle Arti è un avventura entusiasmante ma anche costosa, come sanno bene i tanti studenti fuori sede iscritti all’istituto a cui ogni mese restano in tasca davvero pochi soldi e difficilmente possono permettersi di investire sull'affitto di uno spazio dove fare arte.
L’esigenza nasce dal fatto che le ore di “pratica” previste dal piano didattico dell’Accademia di Belle Arti "sono quelle che sono". «Se uno studente vuole davvero fare lo scultore, non può limitarsi a lavorare nelle ore che mette a disposizione il nostro Istituto. Anche perché certe tecniche ci sono precluse, come ad esempio il taglio con il flessibile» racconta Massimiliano accennando ai vincoli su sicurezza e compresenze. Praticamente tutti cercano un posto dove esercitarsi e così il laboratorio al Ponte di Ferro, uno dei più abbordabili, è "sovraffollato”. A fronte della carica di 101 fondi sfitti presenti in centro città e nonostante l’illustre tradizione carrarese nel campo della scultura, gli spazi accessibili si contano sulle dita di una mano.
«A Carrara sono rimasti i Nicoli e pochi altri. E comunque chi ha uno spazio e lo mette a disposizione degli studenti chiede quasi sempre un contributo» aggiunge il trentenne spiegando che «in centro è davvero difficile colpire, perché i residenti non tollererebbero polveri e rumori».
Insomma secondo questo studente fiorentino, presidente di Esc - Educazione e Sensibilizzazione Creativa, un’associazione di volontariato nata nel 2012 - la capitale del marmo è avara di spazi in cui far crescere giovani artisti e potenziali talenti della scultura.
Di qui l’appello alle istituzioni e, più in generale visto che si tratta di un problema di amopio raggio «a tutti coloro che vogliono sostenere la cultura, compresi – specifica Massimiliano – gli industriali del lapideo»: c’è bisogno di mettere a disposizione dei giovani iscritti all’Accademia un laboratorio, un centro polifunzionale, uno spazio “riservato” alla creatività.
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«Di soluzioni ce ne sono tante, con tutti i laboratori dismessi c’è solo l’imbarazzo della scelta» ricorda l’aspirante scultore, che sottolinea che in questo caso il problema non è economico ma solo di buona volontà. Le strutture abbandonate in effetti ci sono, basterebbe trovare qualche proprietario disposto ad “aprirle” agli studenti: «Penso a quello che è successo qualche giorno fa con lo sgombero del centro sociale Foc al Foc in via Apuania… un locale del genere per le nostre esigenze sarebbe perfetto» dice Roncatti che – una volta trovato il sito – pensa a una forma di “autogestione” a tutela della sicurezza dell’immobile e di chi lo frequenta. «Potrebbe diventare un punto di riferimento per l’arte e la cultura, un posto dove organizzare mostre e perché no, un simposio» dice.
E da buon artista qual è, Massimiliano, ha già trovato un nome alla sua idea: «Chiamiamolo progetto di scultura a chilometri zero» propone, nella speranza di allettare enti, associazioni o qualche industriale a trasformare in
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