Il Tirreno

I colleghi pronti a dare una mano per rifare il bagno

Chiara Sillicani
I colleghi pronti a dare una mano per rifare il bagno

Gli operatori fanno fronte comune: siamo abituati ai faticare Dal 2011 quattro roghi negli stabilimenti del nostro litorale

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MASSA. È come una processione, è la presa di coscienza che quello che è accaduto ad altri sarebbe potuto accadere a te. I balneari fanno fronte comune, serrano i ranghi e si mettono a disposizione di chi, con l’estate che bussa alle porte, si ritrova con un bagno distrutto. All’Haiti metà della cabine sono cenere, al Puntomare sono un ricordo: le fiamme non ne hanno risparmiata neppure una.

Sono le 9 del mattino e sono decine gli occhi sbarrati di fronte al cumulo di cenere ancora caldo. Le pacche sulle spalle, il “noi ci siamo” che diventa un coro, l’incoraggiamento a Danilo Pitanti, titolare del Puntomare. A vedere i resti lasciati dal fuoco dopo il “banchetto”, c’è Matteo Campatelli, titolare del bagno Oliviero, c’è Maurizio Ragaglini, del Mauro. C’è Lorenzo Marchetti del Tirreno, c’è il titolare del Nedy. C’è Enzo Sermattei con le lacrime agli occhi. Lui cosa significhi ricostruire lo sa: certo il suo stabilimento, il Palmo Mare, non è mai crollato, ma se l’è vista brutta davvero qualche anno fa, vittima dell’erosione. «Come si fa? - ripete a bassa voce Sermattei- c’è la stagione, c’è la stagione». C’è la stagione, ma ci sono i balneari, pronti a dare una mano. Lo garantisce Lorenzo Marchetti, titolare del Tirreno, presidente pro tempore del Consorzio Riviera Toscana Marina di Massa: «Ci mettiamo a disposizione perché ci lega un rapporto di amicizia».

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I rapporti personali, quindi, ma anche qualcosa di più: «Le disgrazie - prosegue Marchetti - accomunano e noi balneari di disgrazie ne abbiamo tante. La nostra costa - rincara - è un’enciclopedia delle disgrazie che possono capitare a chi lavora sull’arenile. C’è la Bolkestein - Marchetti elenca tutte le difficoltà con cui è costretta a misurarsi la categoria - c’è l’erosione a cui ancora non è stata data una risposta definitiva, ci sono o comunque ci sono stati, i divieti di balneazione. Noi come balneari aderenti al Consorzio, a titolo personale, ci mettiamo a disposizione, come abbiamo già fatto in altre occasione, pronti a offrire la nostra manovalanza e a rimboccarci le maniche».

Del resto questo non è il primo rogo negli stabilimenti del litorale. È toccata anche ad altri bagni in cui, per motivi diversi, si sono alzate le fiamme. Nel dicembre del 2014 il fuoco è arrivato al bagno Oasi a Partaccia e lo ha distrutto. Nello stesso anno è stata devastata anche la capannina sul mare dove gli anziani si ritrovavano per giocare a carte: un senza tetto si era acceso un fuoco per riscaldarsi. Nel 2011 era toccato al bagno della finanza: ad appiccare le fiamme un uomo che voleva vendicarsi di alcuni accertamenti tributari. Sempre nel 2011 un rogo ha distrutto il bar dello stabilimento Conca d’Oro.

Ora un nuovo incendio che distrugge due bagni: «Io penso si tratti di una disgrazia - è l’analisi di Lorenzo Marchetti - dovuta più alla stupidità che al dolo». L’idea è che qualcuno possa aver acceso candele per far serata sul mare salvo aver visto alzarsi le fiamme ed essersela data a gambe.

 

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