Italia
«Fermate i lavori sul fiume» Ma il tribunale dice no
Famiglia del quartiere Matteotti contro il muro di difesa sull’Aulella: ci danneggia La magistratura delle Acque: lavori legittimi, prevale l’interesse pubblico
AULLA. La messa in sicurezza dei corsi d’acqua dall’ottobre 2011 è diventata una priorità per le amministrazioni. In questi quattro anni sono state molteplici le opere che sono andate in fase di completamento, altre devono ancora veder la luce.
Interventi che i cittadini attendono da tempo. Ma non sempre: contro la realizzazione di una queste opere – la difesa spondale che dovrà sorgere alla confluenza tra Magra ed Aulella, spartiacque tra i comuni di Aulla e Podenzana – si è accesa una battaglia a colpi di carte bollate, mossa da una famiglia.
Ripercorriamo la storia. Nel giugno 2013 una famiglia residente al quartiere Matteotti, presentò l'impugnazione, presso il Tribunale Superiore delle Acque degli atti, in particolar modo la Valutazione di Impatto Ambientale, che avrebbero condotto alla realizzazione di un muro difensivo, con particolarità simili a quello in fase realizzativa in centro ad Aulla.
Secondo la famiglia la realizzazione di quest'opera nelle immediate vicinanze del condominio Moschetti, violerebbe il loro diritto di proprietà e altererebbe, a loro dire in modo irragionevole, l'equilibrio ambientale della zona in oggetto.
Chiamate in causa in questo procedimento la Provincia ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'ente giudicante ha respinto le richieste dei ricorrenti ed ha dichiarato la validità della Valutazione effettuata dalla Provincia, difesa dall'avvocato Carlo Lenzetti. Innanzitutto non ha rintracciato elementi espropiativi o che ledessero la proprietà privata, giudicando come la mera qualità di proprietari di immobili all'interno del Condominio Moschetti non sia sufficiente per delineare un interesse qualificato e differenziato nei confronti del provvedimento impugnato. Respinte anche le preoccupazioni dal punto di vista dell'impatto ambientale dell'opera muraria, sottolineando come seppure l'ambiente sia giudicato bene comune da tutelare, in questo caso specifico non esistano le basi per ricercare possibili danni all'ecosistema, derivanti dall'applicazione dell'iniziativa promossa dai pubblici poteri. Nel caso in oggetto, secondo la corte, i proprietari non agiscono a difesa dell'interesse ambientale diffuso, ma solo di una porzione di interesse relazionato alla loro proprietà. Per i giudici le eccezioni sollevate sono solamente delle critiche che avrebbero dovuto essere dibattute all'interno dei canali di confronto che le amministrazioni comunali e provinciali aprono in occasioni di cantieri pubblici, non avendo una base solida giuridicamente non possono essere accettate come motivazioni validamente probanti.
Con questa sentenza del Tribunale Superiore delle Acque, viene riabilitata sia l'iter burocratico che la valutazione di impatto ambientale per la realizzazione dell'opera, dando quindi il via libera ai cantieri che dovranno fare portare a compimento la difesa spondale.
Cristiano Borghini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
