Italia
Biomasse a Novoleto tutto il consiglio dice no
Approvato all’unanimità l’emendamento di Rolando Scatena della minoranza che ferma il progetto per un impianto termoelettrico a legna nell’area artigianale
PONTREMOLI. Biomasse? No grazie. Domanda e risposta a cura del capogruppo di "Cittadini per Pontremoli" Rolando Scatena. Ma a cui si è aggiunto l'intero consiglio comunale di Pontremoli. È stato infatti approvato all'unanimità dall'assise, nel corso dell'ultima seduta del consiglioe, un emendamento al Piano Operativo Comunale (il Poc, quello che una volta si chiamava Piano Regolatore), in cui se non si può dire che si mette definitivamente alla porta la realizzazione di un impianto a biomasse si rende comunque ancora più complesso la sua attuazione. Un atteggiamento di contrarietà alle Biomasse che il consigliere di minoranza aveva già ampiamente espresso quando era esplosa, nel 2013, la bagarre politica in occasione della vicenda del potenziale impianto da realizzare nell'area di Novoleto e che si è confermato anche nel 2014 con un ipotetico impianto da realizzare al Pensionato Cabrini. Una contrarietà che in pratica, dopo un'iniziale titubanza da parte dell'amministrazione che ha difeso il progetto dell'impianto a Novoleto fino a che non ha saggiato la forte opposizione della popolazione, ha trovato subito l'adesione dell'intero consiglio. Quindi se da un lato si afferma nel Poc che «l'amministrazione comunale persegue l'obiettivo di Legge di favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, redigendo in merito apposito Piano”, si evidenzia che “non è comunque consentita la realizzazione di centrali termoelettriche (a biomasse legnose e non) nel centro storico cittadino, nei centri abitati del Comune e nelle aree artigianale ed industriale di Novoleto, viste anche alcune tipologie di attività già da tempo insediate».
Secondo il Piano la realizzazione di qualunque centrale termoelettrica e biomasse nel territorio comunale «è altresì, ed in ogni caso, subordinata all'acquisizione da parte del Comune di specifici studi di Arpat, o di altra equivalente autorità, che certifichino, che con l'entrata in funzione di impianti termoelettrici (ad esempio a biomasse legnose) la qualità dell'aria e delle diverse matrici ambientali interessate alla sua emissione, miglioreranno o perlomeno resteranno uguali a quelle precedenti alla eventuale realizzazione dell'impianto».
Riccardo Sordi
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