Morì nell’auto senza freni, una condanna
Massa, tre anni e sei mesi al meccanico che aveva revisionato la vettura prima dell’incidente in cui perse la vita un’anziana
MASSA. La vecchia Fiesta scendeva dal Santuario delle Grazie, lungo la via D’Ancona. A un tratto succede qualcosa: l’auto diventa incontrollabile, il conducente, Marcello Giannini, pensionato, oggi 77 anni, cerca di curvare, di evitare lo schianto contro il muro in fondo alla discesa. Non ci riesce: l’auto finisce la sua corsa sbattendo contro le mura del giardino che costeggia via D’Ancona. Un impatto violentissimo. Ernesta Ghimenti, 78 anni, moglie di Giannini, è gravissima, morirà alcuni giorni dopo in ospedale. Il marito se la cava con poco. Un incidente inspiegabile se non con la improvvisa rottura dei freni.
E, infatti, andò proprio così, secondo il giudice Fabrizio Garofalo: quello schianto, avvenuto nel maggio del 2010, fu provocato dal mancato funzionamento dell’impianto frenante della Ford Fiesta. Per questo ha condannato per omicidio colposo Marco Rombo, il meccanico a cui Giannini, poche settimane prima dell’incidente, aveva affidato l’auto per una revisione. Tre anni e sei mesi la pena inflitta all’artigiano (che era difeso dall’avvocato Stefano Rossi); la pm Alessandra Conforti aveva chiesto una condanna più lieve: due anni e quattro mesi.
Era stato il figlio della coppia, Luca Giannini. a presentare una denuncia su quell’episodio: ma come – aveva detto – l’auto seppure vecchia era da poco stata revisionata dal meccanico di fiducia, perchè i freni non hanno funzionato?
Le indagini scaturite dalla denuncia portarono all’incriminazione del meccanico ma anche del marito della anziana vittima, anche lui accusato di omicidio colposo. Marcello Giannini, però, scelse il patteggiamento e uscì dal processo. Il procedimento, invece, è andato avanti per Rombo. Un processo di perizie, soprattutto, di consulenze contrapposte tese a stabilire le responsabilità del meccanico. Secondo i periti dell’accusa, il signor Rombo non aveva ispezionato a dovere l’impianto frenante e di non avere fatto le sostituzioni o le manutenzioni necessarie, come dimostrerebbero le ossidazioni sul tubo di collegamento del servofreno (che attesterebbero che l’impianto non è mai stato smontato). Per il consulente tecnico della difesa, invece, il meccanico non aveva commesso alcun errore e il tubo di collegamento del servofreno, quello che secondo l’accusa è stato la causa del mancato funzionamento dei freni, si era lesionato durante la perizia del ctu del tribunale.
Alla fine, il convincimento del giudice è stato che sì, c’è stata omissione da parte del meccanico. Da qui la condanna.
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