Meteo
Milioni di euro finivano nei conti all’estero
Attese a giorni le rogatorie dalla Svizzera: ipotizzato il reato di riciclaggio. Così viaggiavano i soldi
CARRARA. Un sistema di sottofatturazione e, in soldoni (perché proprio di soldoni si tratta) fiumi di denaro cash che, secondo quanto ricostruito nelle indagini svolte dalla Guardia di Finanza nell’ambito di “Black marble”, venivano dirottati in paradisi fiscali esteri, da Hong Kong fino alla Svizzera.
E la svolta alle indagini, o meglio quella che potrebbe cambiare ancor auna volta gli scenari e allargare il raggio dell’operazione “nero alle cave” potrebbe arrivare proprio dalla Svizzera. La procura ha chiesto, già a suo tempo, le rogatorie per i conti svizzeri di una sessantina di imprenditori del marmo.
Una richiesta suffragata dal fatto che potrebbe ravvisarsi, qualora venissero confermate le ipotesi emerse nella maxi indagine, il reato di riciclaggio.
Proprio per questo motivo la Svizzera ha dato la sua disponibilità a collaborare: ed è arrivata sul tavolo della Procura la richiesta di tradurre in lingua inglese la rogatoria per agevolare le operazioni e dimezzare i tempi.
I rilievi delle Fiamme Gialle. Nei vari contenuti nella relazione della Finanza contenuta nei faldoni dell’indagine “Black Marble” vengono descritte e dettagliate le modalità con le quali si sono sviluppate le operazioni sottofatturate, evidenziando «come le somme percepite in "nero" siano state "veicolate", principalmente, su conti correnti esteri di società operanti in paesi cosiddetti "paradisi fiscali"».
«È stato altresì dimostrato come tali somme illecite siano rientrate nel territorio italiano (sistema della falsa fatturazione), sui conti correnti di alcune società finite nell’indagine - senza, però, lasciare traccia sulle scritture contabili, grazie allo "schermo" fornito da società indiane, utilizzate proprio per occultare il rientro di tali somme (sistema della duplice fatturazione e dei margini contabili)».
Le rogatorie. È proprio dalle rogatorie e dalla Svizzera che potrebbero arrivare nuovi imput all’indagine della Procura. Anche perché, e questo è un particolare che balza subito all’occhio, le rogatorie sono state richieste per una sessantina di imprenditori. Il doppio, anzi più del doppio se si considera che fra i trenta ci sono parecchi imprenditori indiani, di quelli che ad oggi sono iscritti sul registro degli indagati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
