Il presidio
I soldi cash per pagare “in nero” i cavatori
Carrara, dal fascicolo della Procura: con oltre 80mila euro in contanti la Sagevan saldava le ore ai dipendenti con una contabilità sperata da quella ufficiale
CARRARA. Nero alle cave, non solo nelle compravendite dei blocchi ma anche nel pagamento degli straordinari fuori busta per i cavatori. È uno dei punti su cui si concentra l’indagine della Procura che, questo è bene ricordarlo, vede iscritti al registro degli indagati tutti e tre i rappresentanti della Sagevan, Manrico, Franco Gemignani e Carlo Vanelli.
Le ore per la cava: pagamento cash. Fra Carlo Vanelli e il nipote Manrico Gemignani - si legge nel faldone della Procura - è intercorso uno scambio di sms da cui di desume che Vanelli si occupava del calcolo della retribuzione per i cavatori in forma di contabilità separata da quella ufficiale. Carlo Vanelli - così sostengono gli inquirenti - chiedeva insistentemente a Manrico Gemignani di conoscere il numero di ore lavorate e dava indicazione a quest’ultimo di cercare i conteggi delle ore nella propria camera in un posto noto. Sono ricadute in intercettazione serie di messaggi scambiati in mesi diversi. A un certo momento - secondo la ricostruzione della Procura - Manrico Gemignani evidenziava di essere rimasto a corto di liquidità avendo corrisposto la retribuzione ai cavatori.
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Le intercettazioni. Il 6 marzo del 2013 Carlo Vanelli invia un sms a Manrico Gemignani: «Manri le ore». Il giorno dopo un altro: «La roba è in camera tua al solito posto». Un’altra intercettazione, che secondo gli inquirenti sarebbe utile a dimostrare l’utilizzo di una contabilità diversa da quella ufficiale per il pagamento dei dipendenti al monte, è del 14 giugno del 2013. Manrico Gemignani inviava allo zio il seguente messaggio: «Carletto, c’è una bella casa di mq. 86.370 mi servirebbe ciao». Carlo Vanelli ribatteva: «Manri la roba è in camera tua». Secondo gli inquirenti la telefonata aveva ad oggetto una richiesta di denaro di 86mila 370 euro.
I pagamenti in nero. Quello che emerge dalle intercettazioni finite nel maxi fascicolo della Procura è che il “nero” alle cave fosse un sistema generalizzato. Non utilizzato solo per i pagamenti nella compravendita di partite di blocchi a acquirenti stranieri, per lo più indiani. Il denaro contante, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, veniva utilizzato - almeno per quel che riguarda il caso della Sagevan che comunque è l’unica grande azienda coinvolta nella indagine - per pagare, con una contabilità diversa da quella ufficiale, le ore ai cavatori. Ore in sostanza che sarebbero state retribuite ai dipendenti extra busta e pagate in contanti.
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