Il Tirreno

I soldi cash per pagare “in nero” i cavatori

Alessandra Vivoli
I soldi cash per pagare “in nero” i cavatori

Carrara, dal fascicolo della Procura: con oltre 80mila euro in contanti la Sagevan saldava le ore ai dipendenti con una contabilità sperata da quella ufficiale

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CARRARA. Nero alle cave, non solo nelle compravendite dei blocchi ma anche nel pagamento degli straordinari fuori busta per i cavatori. È uno dei punti su cui si concentra l’indagine della Procura che, questo è bene ricordarlo, vede iscritti al registro degli indagati tutti e tre i rappresentanti della Sagevan, Manrico, Franco Gemignani e Carlo Vanelli.

Le ore per la cava: pagamento cash. Fra Carlo Vanelli e il nipote Manrico Gemignani - si legge nel faldone della Procura - è intercorso uno scambio di sms da cui di desume che Vanelli si occupava del calcolo della retribuzione per i cavatori in forma di contabilità separata da quella ufficiale. Carlo Vanelli - così sostengono gli inquirenti - chiedeva insistentemente a Manrico Gemignani di conoscere il numero di ore lavorate e dava indicazione a quest’ultimo di cercare i conteggi delle ore nella propria camera in un posto noto. Sono ricadute in intercettazione serie di messaggi scambiati in mesi diversi. A un certo momento - secondo la ricostruzione della Procura - Manrico Gemignani evidenziava di essere rimasto a corto di liquidità avendo corrisposto la retribuzione ai cavatori.

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Le intercettazioni. Il 6 marzo del 2013 Carlo Vanelli invia un sms a Manrico Gemignani: «Manri le ore». Il giorno dopo un altro: «La roba è in camera tua al solito posto». Un’altra intercettazione, che secondo gli inquirenti sarebbe utile a dimostrare l’utilizzo di una contabilità diversa da quella ufficiale per il pagamento dei dipendenti al monte, è del 14 giugno del 2013. Manrico Gemignani inviava allo zio il seguente messaggio: «Carletto, c’è una bella casa di mq. 86.370 mi servirebbe ciao». Carlo Vanelli ribatteva: «Manri la roba è in camera tua». Secondo gli inquirenti la telefonata aveva ad oggetto una richiesta di denaro di 86mila 370 euro.

I pagamenti in nero. Quello che emerge dalle intercettazioni finite nel maxi fascicolo della Procura è che il “nero” alle cave fosse un sistema generalizzato. Non utilizzato solo per i pagamenti nella compravendita di partite di blocchi a acquirenti stranieri, per lo più indiani. Il denaro contante, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, veniva utilizzato - almeno per quel che riguarda il caso della Sagevan che comunque è l’unica grande azienda coinvolta nella indagine - per pagare, con una contabilità diversa da quella ufficiale, le ore ai cavatori. Ore in sostanza che sarebbero state retribuite ai dipendenti extra busta e pagate in contanti.

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