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Un giro di denaro in contanti di oltre 14 milioni
Tutti i particolari del secondo faldone della maxi inchiesta Ecco l’elenco di tutte le somme sequestrate dalla Procura
CARRARA. Un presunto traffico di denaro, contante, di oltre 14 milioni: 14 milioni e 408mila euro per la precisione. A tanto ammonta, secondo la Guardia di finanza, la violazione della normativa valutaria in materia di riciclaggio (art. 49 decreto legislativo 231/200 quello che prevedeva per trasferimenti superiori ai mille euro, ore il limite è passato a tremila euro, il passaggio attraverso gli istituti di credito).
È questa una delle derivazioni della maxi inchiesta “Black marble” di cui emergono i contorni solo dopo la notifica del sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri.
Tanti i nuovi particolari e tutta una serie di intercettazioni che sono finite nel faldone della Procura e le somme che, una settimana fa, sono state oggetto di sequestro preventivo.
Ecco tutte le somme sequestrate agli indagati. Il pubblico ministero Rossella Soffio ha avanzato la richiesta di sequestro preventivo finalizzato a confisca per le seguenti somme.
La somma più importante è quella che riguarda la Sagevan. A Manrico, Franco Gemignani e Carlo Vanelli per l’ammontare corrispondente alle imposte evase pari a 733.463 mila euro.
Nei confronti di Eugenio Venezia e Nicola Fontanili il sequestro preventivo, corrispondente alle imposte evase, è pari a 253. 513mila euro.
E ancora a Eugenio Venezia e Paolo Zanzanaini sono stati sequestrati 45mila euro. A Eugenio, Giuliano e Maria Pia Venezia 72.500 euro.
A Eugenio e Maria Pia Venezia 36mila euro e, ancora, a Eugenio Venezia 56.500 euro. Un altro sequestro, sempre per il trasferimento di denaro, riguarda ancora Eugenio Venezia, Giovanni e Andrea Simonelli ed è pari a 14mila euro.
A Fabio Braccini il sequestro preventivo è stato per 29mila euro.
Il ruolo del broker e degli indiani. Eugenio Venezia, secondo quanto è stato ricostruito nel secondo faldone dell’indagine “Black marble” aveva un ruolo di raccordo fra i sovvenzionatori e gli importatori indiani e curava i rapporti fra tutti i soggetti coinvolti. Venezia, secondo quanto emerge dalle indagini, si preoccupava di individuare una possibile fonte di denaro liquido in Italia: selezionato il soggetto, normalmente un commerciante di gioielli di nazionalità indiana residente in Italia. Lo presentava all’importatore indiano: svolgeva un’azione di intermediario nelle operazioni di compravendita del marmo. Venezia, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si occupava degli aspetti relativi alla consegna, alla scelta della persona incaricata della materiale riscossione presso il finanziatore indiano e infine del recapito al venditore o a se stesso per conto del venditore.
La scelta di Gemignani e Vanelli di rimanere nell’ombra. Eugenio Venezia avrebbe soddisfatto una precisa richiesta proveniente da Manrico Gemignani e Carlo Vanelli, per conto della società fornitrice del materiale lapideo Sagevan, di non comparire nei rapporti con i finanziatori indiani mirati al recupero del differenziale fra prezzo effettivo e prezzo fatturato del marmo.
Vi è quindi- secondo la ricostruzione della procura - una precisa strategia finalizzata globalmente all’evasione fiscale, mediante l’occultamento del sotto fatturato, di cui viene in luce il recupero del differenziale da parte dell’esportatore.
La restituzione all’esportatore del differenziale fra prezzo effettivo e prezzo fatturato non poteva - sempre secondo gli inquirenti - seguire canali ufficiali e doveva avvenire in contanti, così da non essere rintracciabile. E con l’inserimento di soggetti del tutto estranei alla compravendita del lapideo.
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