Il Tirreno

Cave, lo studio del M5S: "Ogni anno prodotti 5.500 metri cubi di marmettola"

Melania Carnevali
Cave, lo studio del M5S: "Ogni anno prodotti 5.500 metri cubi di marmettola"

I Cinque Stelle presentano i dati sull’attività estrattiva nel comune e fanno proposte: "Con le tagliatrici a secco lo scarto si riduce del 35%"

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MASSA. Circa 5.550 metri cubi di marmettola. Sono quelli prodotti dalle 17 cave massesi nell’arco di un anno. A dirlo è il Movimento cinque stelle che ha creato un apposito gruppo di studio per la questione ambientale sulle Alpi Apuane. Il loro calcolo è semplice: «Secondo i nostri consulenti, sia geologi sia marmisti - fa sapere Paolo Menchini, attivista Cinque stelle - è possibile stimare, tenendo conto delle variabili in gioco durante il taglio (quindi spessore, tipo di macchina utilizzata, quantità di acqua immessa e materiale abraso), in 0,05 metri cubi per tonnellata il rapporto tra la quantità di marmettola liquida prodotta e il marmo estratto». Considerando quindi che la quantità di marmo estratto nel comune di Massa, dichiarato nel 2014, si aggira intorno alle 111-114 mila tonnellate all’anno (111 mila sono le tonnellate secondo gli introiti della tassa marmi e 114mila invece secondo i dati della pesa), la quantità di marmettola arriva a 5.500 metri cubi all’anno. «A questa quantità - continua Menchini - va aggiunta verosimilmente la marmettola prodotta da alcune cave situate nel comune di Carrara, le cui acque reflue, a causa della collocazione geomorfologica dei loro fronti di scavo, in parte confluiscono nel bacino idrografico del Frigido».

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La polvere del marmo, mescolata all’acqua, se non stoccata, finisce inevitabilmente nei corsi d’acqua, come il Frigido, stracolmo da ormai troppo tempo di marmettola. Un danno ambientale enorme che, peraltro, nemmeno ha la seconda faccia del guadagno economico. Della stessa “tassa marmi”, calcolata sulla base della legge regionale - che impone che la somma dei contributi per l’estrazione dei blocchi e del canone di concessione non superi il 15% del totale - ciò che arriva nelle casse del Comune è veramente una briciola dell’enorme guadagno che si ricava dall’estrazione del marmo.

Nel dettaglio: di quella tassa, il Comune deve versare - anche questi dati vengono tirati fuori dai Cinque stelle - il 4,5% alla Regione per «adempimenti in materia estrattiva», il 5% all’Asl per il soccorso cave, l’1,5% al Parco delle Alpi Apuane. Il restante 89% va al Comune: in parte, viene riutilizzato nell’attività estrattiva - opere di tutela ambientale, interventi di riqualificazione territoriale ... - e in parte finisce nel bilancio per i servizi del Comune. «A questi vanno aggiunti gli enormi costi ambientali - continua Menchini - che, solo per citarne alcune - si possono riassumere in: costo dei filtri depurativi degli acquedotti, bonifica dell’alveo del Frigido, manutenzione delle strade, rischio alluvioni, rumori, vibrazioni, inquinamento dell’aria e dell’acqua con polveri gas di scarico, metalli pesanti...».

«È necessario - commenta il capogruppo in consiglio comunale, Riccardo Ricciardi - che la politica si muova. Non è più possibile vivere questo immobilismo in una materia così importante. È importante che si tengano conto i costi sociali dell’attività estrattiva e adottare azioni immediate. Noi -aggiunge - sappiamo come si sta muovendo il nostro rappresentante in Regione, ma non conosciamo la posizione del rappresentante del Pd».

Il M5S lancia anche le sua proposte. Anzitutto: disporre uno studio scientifico che stabilisca quali sono i siti di cava che inquinano il Frigido. «Uno studio simile avrebbe permesso - dice Menchini - di imitare, ed è paradossale, quanto fatto da Carrara nel 2007: una fonte idrica sopra Torano fu compromessa dalla produzione di marmettola di una cava sovrastante e un’ordinanza ne sospese l’attività, obbligando peraltro a usare le tagliatrici a secco». Questa è un’altra soluzione auspicata dagli attivisti: «Questa tecnologia - dicono - consente di tagliare senza l’utilizzo di acqua e permette la raccolta del materiale abraso all’uscita dalla luce del taglio, riducendo la produzione del 35% di marmettola». Il filo diamantato, invece, può essere utilizzato anche a secco, ma non permette di raccogliere la polvere proveniente dall’escavazione creando anche un rischio sanitario.

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