Rapina in casa, il pensionato: "Mi hanno pestato e accoltellato"
I rapinatori per entrare hanno dato una coltella all’avanbraccio all'uomo. Il racconto di Adriano Nicodemi: "Hanno bussato alla porta, poi è iniziato l’incubo"
MASSA. Due uomini: uno sulla quarantina con il volto travisato da cappello, occhiali e sciarpa; il secondo invece era a volto scoperto e non arrivava a trent’anni. Era lui il più violento, quello che ha accoltellato a un braccio Adriano Giovanni Nicodemi, classe 1942, procurandogli una ferita guaribile in 20 giorni (la lama ha tagliato un’arteria). Non contento lo ha preso a cazzotti su tutto il corpo, anche in testa. E tutto per un portafoglio, che i due balordi ritenevano gonfio di denaro, che non hanno neppure trovato. La tentata rapina si è consumata intorno alle otto di sera, il settantaquattrenne era nella sua abitazione - il fondo dove una volta c’era la sua macelleria - e si apprestava a mangiare.
All’improvviso l’irruzione di quei brutti ceffi: la paura, ma anche la tenacia di non abbassare lo sguardo davanti a quei farabutti. I carabinieri sono sulle tracce dei malviventi, anche perché sono persone da assicurare alla giustizia al più presto: il loro comportamento denota un’elevata pericolosità sociale. Erano armati e hanno dimostrato di essere pronti a fare del male. Sono fuggiti a piedi e forse hanno commesso un errore, perché via Marina Vecchia è monitorata da alcune telecamere. E gli inquirenti hanno già acquisito alcuni filmati. È sicuramente gente della zona, anche se loro stessi hanno detto a Nicodemi di essere slavi. Minacciandolo di non chiamare le forze dell’ordine, «altrimenti torno e ti faccio fuori», gli ha urlato quello a volto scoperto. L’anziano ha gridato con tutta la sua forza per chiedere aiuto e in un certo senso li ha messi in fuga, poi ha chiamato le sue figlie. Infine i carabinieri. All’ospedale gli hanno ricucito il braccio con diversi punti di sutura, ieri mattina è tornato all’ospedale per una visita di controllo. Va meglio, ma ha perso molto sangue ed è un po’ demoralizzato. Ha comunque parlato con il Tirreno, per rivivere quei momenti drammatici. E per liberarsi di quel peso.
«Ero da solo in casa e stavo preparandomi da mangiare. A un certo punto hanno bussato alla porta (l’uomo abita in una sorta di fondo adibito ad appartamento) e per vedere chi era ho scostato la tenda, senza aprire. Ho visto un uomo con il cappello, gli occhiali e la sciarpa. Gli ho detto che così non lo riconoscevo e che non mi fidavo. Se ne è andato, o almeno lo credevo io. Ho fatto passare qualche minuto e sono uscito a vedere se potevo stare tranquillo, invece mentre richiudevo la porta mi hanno spinto dentro».
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Non è riuscito a lasciarli fuori?
«Non mi aspettavo il loro arrivo, eppoi erano troppo più forti di me. Prima mi hanno buttato in terra e mi hanno preso a calci, poi il più giovane mi ha mostrato il coltello e mi ha tirato sù per mettermi a sedere su una sedia. Mentre il complice rovistava dappertutto, l’altro continuava a pestarmi: mi ha massacrato la testa di pugni. Credevo davvero di morire, anche perché a un certo punto il coltello che mi puntava me lo ha fatto scivolare sul braccio. E ha premuto fino a farmi uscire il sangue. Vedevo il rosso e tremavo, mi sono messo a urlare. Speravo che qualcuno potesse sentire e venirmi ad aiutare. Invece sono riuscito a farli andare via. Prima di lasciarmi quel delinquente mi ha detto che era slavo e che se telefonato alla polizia sarebbe tornato per uccidermi».
E lei cosa ha fatto?
«Ho chiamato mia figlia e le ho detto quello che era successo, quando sono arrivati a casa ero in un lago di sangue. Abbiamo avvertito i carabinieri, anche se dovevo farlo prima».
Prima di chiamare sua figlia?
«No, prima di aprire la porta e uscire per vedere se chi mi aveva bussato alla porta era andato via. Me lo hanno detto anche quelli che sono venuti a fare le indagini, dovevo telefonare e spiegare quello che stava accadendo. Spero che non ci sia una prossima volta, ma se mai ci sarà state tranquilli che chiamo le forze dell’ordine (la figlia che non lo lascia solo un istante annuisce con un sorriso)».
Ma è in grado di riconoscere quei due malviventi?
«Quello con il volto travisato secondo me è una persona che sa chi sono perché altrimenti non mi spiego il cappello e la sciarpa. Qui mi conoscono tutti, ho fatto per tanti anni il macellaio e continuo a lavorare nonostante la mia età. Forse pensavano di trovare un tesoro qui dentro, invece sono andati via a mani vuote. Davvero non so spiegarmi tanta ferocia nei miei confronti, non si tratta così un anziano. Io i soldi me li sono sempre guadagnati onestamente, questa gente invece è capace soltanto a vivere di espedienti».
Hanno detto di essere slavi, lo conferma?
«Uno di loro lo ha detto, quello che mi ha pestato e accoltellato. L’altro ripeto che non posso riconoscerlo perché non l’ho visto in faccia. Non parlavano bene l’italiano, probabilmente erano davvero slavi».
Adesso come sta?
«Il braccio mi fa male, la ferita era profonda e ha toccato un’arteria. Quando ho visto il sangue che usciva ho avuto paura, adesso sono un po’ più sereno e non vedo l’ora di tornare a lavorare. Da questa notte chiuderò la saracinesca prima di andare a dormire e appena sento dei rumori strani chiedo aiuto alle mie figlie oppure ai carabinieri».
Ma è sempre solo?
«In casa ci siamo io e il mio cane John, un meticcio che mi vuole bene».
E non l’ha difesa l’altra sera?
«Macché abbaia sempre e quando vede persone sconosciute si avventa anche. Con loro non ha fatto niente, si è rintanato perché quando mi picchiavano si è spaventato. Ero in terra e urlavo e lui è sparito. Non è da guardia, ma semplicemente mi fa compagnia».
E mentre Adriano parla dell’amico a quattro zampe si massaggia la ferita, quasi a voler dire che è stanco di parlare di questa storia: «Non ho mai avuto paura, adesso però è diverso. Mi sono trovato in balia di quei balordi e ho capito che non posso difendermi. Non è una bella sensazione, ma se non altro ho la fortuna di poter raccontare quello che è successo. Quel coltello puntato davanti alla faccia me loro ricorderò per un bel pezzo e spero che anche loro prima o poi abbiano dei brutti ricordi. La gente che vuole vivere con il lavoro degli altri non è degna di stare al mondo».
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