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Il gesso al braccio non serviva Giovane risarcito dall’azienda

Il gesso al braccio non serviva Giovane risarcito dall’azienda

MASSA. Porta il gesso per una decina di giorni. Peccato, però, che l’ingessatura proprio non serva. Il paziente riesce a dimostrarlo, i consulenti confermano l’inutilità dell’ingessatura e adesso...

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MASSA. Porta il gesso per una decina di giorni. Peccato, però, che l’ingessatura proprio non serva. Il paziente riesce a dimostrarlo, i consulenti confermano l’inutilità dell’ingessatura e adesso all’Asl tocca mettersi le mani in tasca e pagare.

Tutto comincia - per ricostruire la vicenda - nel 2006 con un quattordicenne che cade dal motorino. Al pronto soccorso, dopo una lastra, gli viene diagnosticata la frattura dello scafoide, un ossicino della mano. I medici - si ricostruisce dagli atti - decidono di ingessare. E anche se la frattura è ad una mano, tocca mettere il gesso a tutto il braccio per evitare movimenti.

Il ragazzino arriva a casa e assicura a mamma e papà che di disturbi alla mano lui non ne ha e per dimostralo muove polso e dita. I genitori lo invitano ad essere prudente, ad avere riguardo, a star fermo. Passano i giorni e i movimenti vengono spontanei tanto che il padre del quattordicenne decide di riportarlo all’ospedale per verificare la frattura. E sorpresa, la rottura non c’è. Lo mette nero su bianco anche il consulente, nell’ambito del procedimento di fronte al giudice di pace. Ebbene sì perché la questione finisce nelle aule di giustizia.

Viene assegnato ad un ctu il compito di redigere una perizia e il tecnico conferma che «non c’era motivo di ingessare». Al ragazzino viene riconosciuto un danno pari a 26 giorni di cui 16 di inabililità temporanea al 50% e 10 per inabilità parziale al 25%. Il giudice Ermellini condanna, quindi, l’azienda sanitaria a rifondere il danno. Insomma, alla famiglia del ragazzo (ora maggiorenne) l’Asl deve versare qualche migliaia di euro per un’ingessatura inutile. La sentenza è datata 2013, il denaro però arriva soltanto nei giorni scorsi quando l’Asl versa quanto previsto dal giudice di pace.

(c.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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