Il presidio
La Curia di Massa-Carrara: chiediamo perdono ai fedeli, lo abbiamo sospeso
Don Luca Franceschini affronta in piazza i manifestanti: «La questione non è chiarita, colpa delle nostre lungaggini»
MASSA. Se la gente arriva fino alla curia per manifestare il suo dolore, la sua rabbia, e la sua paura, la chiesa deve esserci e infatti, il vescovo monsignor Giovanni Santucci, a parare tutti i colpi previsti dalla manifestazione di ieri mattina in Duomo, ha mandato il buon don Luca Franceschini, assieme al vicario generale don Cesare Benvenuti.
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Non era un compito facile, non era una posizione comoda quella dei due religiosi, ma hanno ascoltato con onestà e pazienza, in silenzio, tutto quello che i parrocchiani avevano da dire. D’altronde sono proprio loro le prime vittime, i primi truffati. Don Euro, infatti, - come è stato ribattezzato dalla comunità cattolica carrarese il parroco a luci rosse che faceva la bella vita tra escort, hotel di lusso e cocaina spacciandosi per un giudice - andava a casa dei parrocchiani a chiedere soldi. Diceva che erano per pagare bollette o fare la spesa ai poveri. Oppure vendeva loro acqua del rubinetto spacciandola per acqua santa di Medjougore. E poi con quei soldi andava a farsi la bella vita.
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E ieri don Luca Franceschini e don Cesare Benvenuti hanno risposto così ai fedeli: «È nostro preciso compito- ha detto don Franceschini- ascoltare queste persone e scusarci con loro se non lo abbiamo fatto prima; chiediamo perdono a questi fedeli se hanno sofferto, se si sentono traditi dalla chiesa e se per colpa delle nostre lungaggini interne non siamo ancora riusciti a far piena chiarezza sulla questione».
I parrocchiani però volevano sapere, conoscere le procedure, capire cosa accadrà: come è possibile che don Euro sia ancora parroco emerito di Caniparola, secondo il sito della diocesi, e che non gli siano stati tolti gli abiti talari, vista la condotta dimostrata da video, foto e servizi giornalistici?
«Abbiamo i nostri tempi- spiega don Luca Franceschini- abbiamo il compito di fare chiarezza, di accertare i fatti, di capire cosa è accaduto e, se è accaduto, come mai non ce ne siamo accorti; abbiamo anche l’obbligo di scoprire la verità, di dare il beneficio del dubbio e poi di perdonare. Mi si chiede se lui smetterà di nuocere ad altre comunità del territorio: la mia risposta- conclude don Franceschini- è che al momento non fa più il parroco, nonostante ciò che pare sia scritto sul sito della diocesi, e non lo farà finché non avremo concluso le indagini interne per accertare possibili responsabilità. Mi sento di rassicurare tutti i fedeli: al momento questo prete è lontano da qualsiasi attività parrocchiale, suppongo dirà messa come facciamo tutti, ma in solitudine e spero per se stesso». I parrocchiani hanno chiesto a don Luca Franceschini e al vicario Benvenuti di prendere entrambi in mano un cero spento, in solidarietà dei fedeli riuniti al Duomo, per fare propria la protesta e dimostrargli vicinanza reale. I due religiosi hanno acconsentito, e sono rimasti con le candele in mano per tutto il tempo. Poi tutte le candele sono state lasciate davanti all’episcopato.
Intanto, ieri mattina, a Carrara, all’ingresso del Duomo i fedeli hanno trovato una comunicazione, una “lettera alla Comunità”, con firma in calce del parroco don Raffaello Piagentini in merito al caso scabroso di don Euro. Una lettera aperta in cui si dichiara innanzitutto lo sgomento della comunità, ma anche la necessità, a suo avviso, di non tacere di fronte a quanto commesso - «e non smentito» - da don Euro.
Manuela D’Angelo
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