Il Tirreno

Cavatore licenziato, il lapideo oggi si ferma

Naufragata la trattativa con gli industriali, i sindacati hanno indetto lo sciopero «Il settore va bene, dovrebbero assumere». Il ritrovo alle 6.30 al Ponte di Ferro

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CARRARA. Sciopero provinciale oggi per il settore lapideo. Lo hanno convocato ieri Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas, insieme ai Cobas del Marmo ma senza il sostegno di Fisca Cisl. L’annuncio è arrivato dopo il naufragio del tentativo di mediazione con l’Associazione industriali sul caso del lavoratore licenziato dalla Escavazioni Polvaccio. «Il settore va bene, dovrebbe assumere non licenziare» si legge nel volantino che verrà distribuito durante la mobilitazione al consueto ritrovo presso il Ponte di Ferro.

Venerdì scorso la società del gruppo di Franco Barattini aveva recapitato a un suo dipendente, un cavatore di 45 anni con famiglia a carico, una lettera di licenziamento. Un provvedimento legato al «riassetto organizzativo dell’azienda» si leggeva nella missiva, dove si spiegava che tale scelta era condizionata «dall’attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili».

Motivazioni respinte immediatamente al mittente da Fillea Cgil, il sindacato a cui è iscritto il lavoratore licenziato, che aveva subito chiesto il ritiro del provvedimento e l’apertura di una trattativa.

«La Escavaziono Polvaccio fa parte di un gruppo, quello di Franco Barattini, che ha tre cave e un laboratorio. È difficile pensare che questo licenziamento non si potesse evitare» aveva commentato Roberto Venturini, segretario provinciale Fillea, coinvolgendo immediatamente i suoi colleghi nella battaglia. «Se il provvedimento non sarà ritirato si andrà allo sciopero» avevano scritto i sindacati agli industriali, indicando come “ultimatum” la giornata di ieri. L’associazione di viale XX Settembre non ha ceduto al pressing e ha risposto picche e così oggi i lavoratori del marmo di tutta la provincia torneranno a fermarsi.

Si tratta dell’ennesimo stop dopo le mobilitazioni andate in scena la scorsa primavera per il rinnovo del contratto integrativo e quelle seguite ai tre incidenti mortali registrati nel settore tra agosto e dicembre. E non a caso, nella convocazione dello sciopero, oltre alla protesta per il licenziamento del cavatore, e «per tutti quei licenziamenti che non emergono ma ci sono» si richiama anche con forza il tema della sicurezza e si respinge senza appello la “motivazione economica”. «Il settore non deve licenziare ma assumere in considerazione dell’andamento e dei risultati economici positivi» si legge nel volantino dei sindacati, che definiscono quello comminato dalla Escavazioni Polvaccio un «licenziamento non giustificato».

«In un territorio in cui è aperta una vertenza territoriale sull’occupazione – ricordano le parti sociali - non possiamo permetterci di perdere neanche un posto di lavoro da una ricchezza come il marmo, da cui avremmo altre aspettative».

Seguono i riferimenti al caso specifico: «Non basta lavorare, non ammalarsi, fare straordinari. Bisogna chinare la testa e tacere» polemizzano Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas che dicono «No a un modo vecchio di vedere il rapporto imprenditore-operai» e chiedono “solo” di «lavorare con dignità e sicurezza».

Cinzia Chiappini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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