«Fusioni fra Comuni? Una follia» Il no del sindaco Egidio Pedrini
Per il primo cittadino di Zeri non è con gli accorpamenti che si risparmia: in Francia i municipi sono 38mila che funzionano meglio e spendono meno di noi, il vero problema è l’efficienza
ZERI. Salace e pungente come al solito il primo cittadino di Zeri Egidiio Pedrini, tuttora impegnato nella sua battaglia per fare rimanere di proprietà comunale il tratto di acquedotto che si dipana sul suo territorio, ingaggia una nuova battaglia. Questa volta il pomo della discordia risiede nella rivoluzione degli enti amministrativi locali, non solo toscani, che stanno ricevendo il caldo invito a generare realtè più grandi previa fusione. Tale nuova linea trova il pieno supporto sia del governo centrale, che ha aumentato i finanziamenti diretti ai nuovi comuni, che della Regione, che ha stanziato un milione in più rispetto alle precedenti.
L’accelerazione nella creazione di questi nuovi enti da parte delle due governance nasce da motivi puramente ragionieristici, rientranti nella logica di revisione della spesa pubblica, diventato un tema centrale per i vari governi dal 2010 in avanti. Pedrini però non pensa che sia così, non crede che tale percorso possa portatre dei benefici finanziari alle casse della Regione o dello Stato. «Provo vergogna – attacca Pedrini – per coloro i quali emendano tali provvedimenti. Questi processi di fusione sono rintracciabili in epoca fascista e derivavano da esigenze di quel dato momento storico. Il loro carattere era dirigistico, ovvero condotte mediante decisioni calate dall’alto, senza nessun obbligo di interpellare la cittadinanza. Tali decisioni furono aspramente combattute dalle forze democratiche e liberali dell’epoca. L’atteggiamento prettamente decisionale e ragionieristico attuale ricalca il tentativo fascista. Ha sbagliato Togliatti ad opporvisi oppure quello che sta sbagliando è Rossi?».
La strada da percorrere secondo il sindaco del piccolo comune montano è quello non di inglobare, ma di frammenatre, in quanto tanto maggiori sono le dimensioni di un territorio tanto crescono i fronti di spesa . «Io – prosegue Pedrini – sono per l’abolizione delle grandi città metropolitane e propendo per il ritorno a tutelare le piccole realtà. I grandi comuni sono distaccati dalla realtà poiché non hanno un rapporto diretto coi cittadini e che diventano fonte di spesa, anche dal punto di vista del personale impiegato per gestirle. I piccoli comuni hanno un livello di spesa minimo e sono fortemente connessi al territorio, poiché ne conoscono le problematiche».
Occorre maggiore efficienza secondo Pedrini e considerare i territori nelle loro specificità, mettendo al centro del cittadino queste decisioni. «In Francia, dove i comuni sono 38 mila (in Italia 8.003 per una popolazione di poco inferiore ndr.), non si è mai registrato un problema, perché vi è efficienza, esiste addirittura un indirizzo scolastico per coloro che vogliono lavorare nel pubblico. Le leggi sono fatte in maniera funzionale poiché all’interno del senato francese c’è un congruo numero di amministratori locali. In questa maniera si ha un servizio di ottimo livello e non si è mai messo in discussione il sistema. Bisogna smettere di credere che accorpando si risparmia».
La scelta inoltre secondo Pedrini deve provenire dal basso, interrogando cittadini ed amministratori, come spiega Pedrini, non senza un accenno di vis polemica: «Sono andato a spulciare tra i curriculum degli esponenti Pd che hanno presentato questa legge. Nessuno di loro ha esperienze amministrative. Io mi chiedo su quale logica si può scrivere tale legge se non ci si confronta con i sindaci o gli amministratori? Degli 8 mila comuni in Italia ne sono stati interpellati solo 2 mila. Quando facevo proposte di legge io al Senato andavo ad interrogare i territori. Quando si fanno scelte di alte tipo bisogna prendere il cittadino e metterlo al centro, se il cittadino attraverso il voto referendario dice no alla fusione, la Regione non può farla d’ufficio sommando le preferenze, non si parla più di fusione, in questo caso, ma di annessione. A perdere saranno sempre le realtà più piccole che verranno inglobate da quelle più grandi». Nemmeno l’aumento dei finanziamenti riusciranno a smuovere Pedrini dalle sue convinzioni: «Tali risorse non sono strutturali – spiega – sono una tantum per un periodo limitato. Io non accetto l’elemosina, io non accetto la prostituzione politica e se me li offriranno io li rispedirò al mittente. Uno stato così organizzato mi fa paura».
Cristiano Borghini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google