La licenza e la semiautomatica legate a doppio filo alle condanne dei figli
L’assassino, l’omicida e una terza protagonista: la pistola. Quella con cui Roberto Vignozzi spara e uccide il maresciallo Taibi. Si tratta di una semiautomatica Hocker Cock calibro 9x21. È lo...
L’assassino, l’omicida e una terza protagonista: la pistola. Quella con cui Roberto Vignozzi spara e uccide il maresciallo Taibi.
Si tratta di una semiautomatica Hocker Cock calibro 9x21. È lo stesso Vignozzi, quando si costituisce in Procura, a riferire di averla acquistata nel 2009, nuova di fabbrica, in un’armeria di Carrara.
Ha la licenza per il tiro a volo, l’ha ottenuta nel giugno del 2008. Quella licenza prevede che l’arma sia trasportata da casa al poligono: al Vignozzi è contestato, infatti, anche il porto d’armi abusivo. L’omicida nel momento in cui si costituisce racconta che la pistola l’ha lasciata in custodia ad un’armeria (non quella in cui l’ha acquistata) nel 2014 perché - motiva - «non la volevo tenere in casa e non avevo più il titolo per detenerla in quanto scaduto, rinnovato poi a gennaio 2016».
La pistola è legata indissolubilmente - secondo gli inquirenti - alle vicende giudiziarie dei figli di Vignozzi: la licenza presa pochi giorni dopo la condanna del 2008, l’arma acquistata nel 2009, la licenza rinnovata a gennaio 2016, la pistola ritirata in armeria il 12 gennaio scorso, data dell’arresto dei figli. Fino allo sparo del 27, il giorno dopo una nuova sentenza di condanna.
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