Investì due sorelline in bici per vendicarsi
Carrara, testimonianza choc del nonno delle gemelline: "Mio nipote mi disse: te la farò pagare"
CARRARA. «Me lo aveva detto 13 anni prima di quel 27 agosto scorso. Era venuto in cava, da me. Mi aveva chiesto dei soldi e poi mi aveva urlato contro: stai attento a te e alla tua famiglia. Se l’è presa con le mie nipotine».
Ha parlato con il volto teso. E un dolore difficile da tenere sopito. Per quest’uomo dai modi gentili e lo sguardo fiero, ieri mattina in tribunale davanti al collegio giudicante presieduto dal dottor Giovanni Sgambati (a latere i giudici Fabrizio Garofalo e Alessandro Trinci, è stata una mattinata difficile. Ha dovuto rendere testimonianza in qualità di nonno delle gemelline di 15 anni investite, mentre pedalavano tranquillamente in sella alle loro biciclette, dal nipote, figlio di suo fratello. Ha tentato di uccidere le due ragazzine, proprio per farla pagare a lui, il nonno delle sorelline.
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Una storia terribile. Legami familiari incrinati. E quella che, come è emerso più volte nel corso del processo, poteva essere una tragedia. Perché solo per miracolo che le due bambine sono ancora vive.
Il racconto del nonno delle ragazze rimaste ferite (per fortuna in maniera non grave) nell’incidente avvenuto lungo via Maestri del Marmo è partito da lontano.
«Tutta questa storia comincia da un contenzioso che ho avuto anni fa con mio fratello per la gestione di una cava di marmo - ha esordito - Nel 2002 mio fratello decise di abbandonare (abbiamo una causa pendente relativa alla questione) e cominciai io a occuparmi di tutto quanto. Nell’ottobre dello stesso anno venne a trovarmi in casa mio nipote, il figlio di mio fratello. Voleva dei soldi, poi mi ha minacciato. Il giorno dopo trovai un escavatore bruciato e le indagini riportarono proprio a lui, a mio nipote. Io da quella volta non ci avevo più riparlato, un mio dipendente mi disse che lo aveva visto aggirarsi intorno alla scuola delle mie nipotine, E più volte lo avevano visto anche nei pressi della nostra abitazione, nella zona del camposcuola, dove è avvenuto poi l’incidente».
L’epilogo di questa triste vicenda è stato, un anno fa, il tentativo di duplice omicidio compiuto l’estate scorsa dal nipote quarantenne.
Un episodio che, proprio alla luce della testimonianza del nonno, potrebbe aggravarsi della premeditazione.
A ripercorrere l’accaduto è stato anche uno dei carabinieri intervenuti sul luogo dell’incidente.
«Non c’erano segni di frenata, e le bicilette erano completamente accartocciate, facevano impressione. Sul cofano dell’auto, poi, c’erano i segni dei corpi delle ragazzine».
Alla domanda precisa sulla velocità tenuta dalla macchina dell’imputato la risposta è stata molto chiara: «Era sostenuta, lo abbiamo ricavato dalla carica cinetica che si era sviluppata al momento dello sconto».
In tribunale è stata poi la volta della testimonianza di uno dei primi soccorritori delle gemelline che stava percorrendo via Maestri del Marmo nel senso opposto a quello in cui è avvenuto lo scontro.
«Ho visto la macchina rossa puntare dritta contro le biciclette ho sentito il botto e ho visto l’auto scappare. Senza fermarsi - ha ricordato al giudice uno dei testimoni dell’incidente - Ho visto le due ragazzine volare. Una si è rimessa subito in piedi un’altra era stesa a terra, piangevano, sono stati momenti terribili».
«È arrivato anche un altro signore, che si stava allenando al camposcuola - ha concluso - abbiamo immediatamente chiamato i soccorsi. In terra era rimasta la targa della macchina rossa che si era data alla fuga».
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