Messineo: «L’opzione La Spezia è la cosa migliore per noi»
Reazioni diverse all’accorpamento ligure deciso da Renzi Dino Sodini: «Temiamo problemi per i finanziamenti»
CARRARA. Il governo taglia le autorità portuali da 24 a 15 e mette nero su bianco una serie di accorpamenti che porteranno Marina di Carrara nell’orbita dello scalo spezzino. Ovvero nella direzione esattamente opposta a quella auspicata lo scorso settembre dal territorio apuano che in uno schieramento insolitamente trasversale e coeso aveva chiesto di restare nel sistema toscano. Il decreto approvato dal consiglio dei Ministri riduce il numero degli enti attraverso la creazione delle cosiddette Autorità di sistema portuale: si tratta di centri decisionali strategici con sedi nei porti definiti “core” dalla Comunità Europea.
Marina di Carrara non lo è, dunque l’accorpamento era scontato. Ma mentre dalla provincia si era levato un appello affinchè il nostro ente entrasse in rete con Livorno e Piombino, il governo ha optato per la Spezia. Nascerà così l’ Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale con sede e soprattutto governance nella città del Golfo dei poeti. Marina di Carrara preserverà la direzione portuale e i 13 dipendenti attualmente in forza all’ente non cambieranno ne sede di lavoro né contratto. A cambiare, invece, saranno gli equilibri e i rapporti tra l’ormai ex Autorità e le istituzioni di riferimento che saranno situate in due regioni diverse, come accadrà anche per l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto (a cavallo tra Calabria e Sicilia) e per quella del Mare Adriatico Centrale (divisa tra Marche e Abruzzo). E sono proprio le difficoltà di una gestione a livello interregionale la prima fonte di preoccupazione per gli addetti ai lavori, timorosi che un porto diviso tra Toscana e Liguria finisca per essere marginale su entrambe le sponde del confine.
«Si tratta di vedere bene la formulazione del decreto e di verificare che la nuova realtà a cavallo di due regioni sia dotata di strumenti che garantiscano il prosieguo delle funzioni amministrative» spiega il presidente dell’Autorità Portuale Francesco Messineo. Il problema principale è che quando si tratta di investimenti sulle infrastrutture, a mettere le risorse sono spesso le regioni: chi finanzierà dunque lo sviluppo del porto marinello?
«Il supporto della nostra regione di appartenenza non deve venir meno» auspica Messineo confermando che nella riunione di pochi giorni fa, dedicata all’accordo di programma per il rilancio del territorio apuano, il presidente Enrico Rossi ha garantito un impegno molto forte. Il numero uno dell’Autorità Portuale prova a vedere il bicchiere mezzo pieno e ricorda che proprio nel dibattito di fine estate in molti avevano segnalato che sicuramente dal punto di vista logistico, La Spezia era l’opzione migliore. «E’ più vicina, condivide maggiori corridoi di accesso ed è complementare in termini di traffici, questo facilita la sinergia» sottolinea Messineo. Pro e contro, quelli evidenziati dal presidente dell’ente che ricorrono in tutti commenti a caldo sul decreto, contrassegnati però dalla preoccupazione. «Quello che conta adesso è tutelare le esigenze del territorio e i programmi che ci siamo dati per lo sviluppo dello scalo, come il piano regolatore portuale e il Waterfront» osserva Andrea Balestri, direttore di Assindustria. «Temiamo che ci siano complicazioni sui finanziamenti destinati al porto, perchè essere sul confine è svantaggioso soprattutto quando si tratta di regioni di colore politico diverso» ribadisce Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio. «Noi abbiamo chiesto di annettere l’intera provincia alla Liguria quindi da questo punto di vista l'accorpamento con La Spezia è una cosa positiva. Il problema è che il confine regionale resta...» conferma Paolo Bedini, presidente di Cna.
«Auspico che questa soluzione non implichi problemi allo sviluppo del porto né che vanifichi l’impegno della regione sull’accordo di programma» sottolinea il presidente di Confartigianato Gianfranco Oligeri.
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