Il Tirreno

«Voglio solo i soldi», poi spezza il braccio alla povera madre

«Voglio solo i soldi», poi spezza il braccio alla povera madre

Massa: venticinquenne ricoverato in una struttura per crisi d’ira. Il denaro serviva per la droga. Prognosi di un mese per la donna

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MASSA. Una convivenza difficile la loro, soprattutto dopo che il capofamiglia aveva deciso di allontanarsi dalle sue responsabilità. Tanti anni fa. Così l’unione tra quella mamma e quel figlio si è affinata, quando lui era un bimbo. Poi col trascorrere del tempo quel bambino è diventato adulto e ha fatto le sue scelte: sbagliate, secondo la madre. E non solo per lei dato che il ragazzo è finito nel mondo della droga. Così i motivi di attrito prima inesistenti hanno cominciato ad affiorare fino ad esplodere. Più volte. Tanto che la vita familiare è diventata tribolata.

L’ultima lite qualche sera fa, quando il giovane - ormai venticinquenne - chiedendo ancora una volta i soldi alla madre (non lavora ma ha una piccola pensione di invalidità) ha perso la testa all’ennesimo rifiuto. Ha strattonato la donna e l’ha trascinata per un braccio. Con violenza. Il dolore deve essere stato pazzesco, anche se lei più di un grido non deve aver fatto, per non far sentire ai vicini. Invece l’arto se lo era fratturato e se ne sono accorti i colleghi di lavoro della signora, addetta alla pulizia di un ente pubblico. Non riusciva a muoverlo, così hanno scoperto il livido e l’hanno portata all’ospedale. Dove la prognosi è stata di trenta giorni, con segnalazione al posto di polizia.

E agli agenti la vittima, dopo qualche reticenza, ha detto la verità: è stato mio figlio. Breve indagine con ammissione di colpevolezza del sospettato. La decisione del giudice è stata di allontanare il venticinquenne da casa e di ricoverarlo in una struttura per curare i suoi scatti di ira. Anche la donna adesso viene seguita perché si trova in un grave stato di prostrazione, dato che si sente sola. Proprio per questo ieri ha chiamato l’agente che l’aveva interrogata e rassicurata dopo il pestaggio. E al poliziotto ha chiesto soltanto una cosa: «Ma quando torna a casa mio figlio?». Per l’ispettore non è stato semplice farle capire che c’è una misura restrittiva firmata da un magistrato e che non dipende dalla volontà di nessuno. Per un bel po’, quindi, i due dovranno stare separati. Per forza.

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Una situazione creata da un forte disagio sociale: madre e figlio arrivano a fine mese a stento, aiutandosi con il lavoro di lei e la piccola pensione di lui. Da soli non ce la fanno. Oltre alla questione economica poi c’è pure l’affetto. Anzi, c’è soprattutto l’affetto. La donna ha supplicato il poliziotto di aiutarla a riunire la sua famiglia. Una missione difficile, se non impossibile.

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