Tassa marmi, esposto al tribunale di Torino per riaprire il maxi processo
L'associazione Oro bianco: "Il procuratore Giubilaro aveva segnalato quattro possibili elementi di illegalità ma il gup ha omesso di pronunciarsi su uno di essi, quello relativo al mancato rilascio delle concessioni"
CARRARA. Il processo sulla “tassa marmi”, quello per intenderci che ha visto sfilare in tribunale lo scorso giugno i vertici delle ultime due amministrazioni carraresi e delle associazioni di categoria del lapideo, chiamati a rispondere di abuso di ufficio è da rifare. Lo sostiene, esposto alla mano, Oro Bianco, un’associazione fondata dagli iscritti al sindacato di base Usi-Lel con il dichiarato intento di intervenire sulle questioni legate alla gestione del pianeta lapideo.
A fine giugno il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa Antonia Aracri aveva dichiarato il “non luogo a procedere” per tutti i 15 imputati eccellenti del processo, rigettando l’accusa ipotizzata dal procuratore capo Aldo Giubilaro secondo la quale il sindaco Angelo Zubbani e le sue amministrazioni, durante la stagione degli accordi con le associazioni di categoria, avrebbero individuato tariffe sui materiali lapidei favorevoli agli industriali e quindi svantaggiose per le casse del comune di Carrara. Un impianto accusatorio bocciato dal gup, che ha prosciolto tutti, dichiarando appunto il non luogo a procedere.
Contro questo pronunciamento si è mobilitata Oro Bianco che proprio in questi giorni sta inviando un esposto agli organi competenti: l’ Agenzia nazionale anti corruzione di Raffaele Canonte, i Tribunali di Torino e Genova, il Difensore Civico Regionale e quello della Comunità Europea e per conoscenza, al Tribunale di Massa e all’amministrazione carrarese. La tesi dell’associazione è semplice: «Il procuratore Giubilaro aveva segnalato quattro possibili elementi di illegalità ma il Gup ha omesso di pronunciarsi su uno di essi, quello relativo al mancato rilascio delle concessioni» spiega Luca Albertosi di Oro Bianco.
Nell’esposto dell’associazione si ricorda appunto che l’impianto accusatorio della procura era incentrato sulla violazione dei principi di “onerosità” e “proporzionalità” tra valore di mercato dei materiali e l’entità della tassa (più precisamente del canone di concessione sugli agri marmiferi e del contributo regionale), sul fatto che gli stessi canoni fossero stati concertati quando per legge dovrebbero essere determinati autonomamente dal Comune e sul mancato rilascio delle concessioni, «il punto “trascurato” dal Gup» precisa Albertosi. Su questa presunta “omissione” si basa l’esposto che proprio in questi giorni è in fase di notifica presso gli enti competenti.
L’obiettivo, spiegano da Oro Bianco, è quello di «interrompere la paralisi innescata dal mancato rinvio a giudizio, fare luce sul rilascio delle concessioni, riaprire il cosiddetto processo sulla “tassa marmi” e perché no, sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della gestione del settore lapideo». L’associazione aveva provato a costituirsi parte civile nel processo ma si era vista respingere la richiesta dal Tribunale di Massa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
