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massa carrara con la liguria

«Sì al referendum di Cna, noi non siamo toscani»

LUNIGIANA. «Ancora adesso in Lunigiana si usa l’espressione “andiamo in toscana” o “quello è toscano” se ascoltiamo un accento diverso dal nostro (che è tendenzialmente ligure /emiliano). Gli usi, i...

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LUNIGIANA. «Ancora adesso in Lunigiana si usa l’espressione “andiamo in toscana” o “quello è toscano” se ascoltiamo un accento diverso dal nostro (che è tendenzialmente ligure /emiliano). Gli usi, i costumi, le tradizioni, i modi di fare, i modi di dire e di pensare, ma soprattutto la lingua e la parlata toscana non ci appartengono. E allora Cna, forza, noi ci siamo». Roberto Malaspina, consigliere di centro destra di Mulazzo, accoglie con piacere la proposta (provocatoria) di Cna Massa Carrara di indire un referendum per cambiare regione e diventare la quinta provincia ligure.

«Da 70 anni la mitologica regione Lunezia o Emiliano Lunense (ipoteticamente composta da Massa Carrara, La Spezia, Parma, Piacenza,Mantova e Reggio Emilia) - continua il consigliere - rimane un sogno ricorrente, utopistico, che si materializza ogni anno solo in un premio letterario denominato appunto Lunezia. Invece Carrara e Lunigiana con la Liguria, la vedo una cosa più realistica e fattibile. Per tante ragioni: culturali, etnologiche, economiche, di natura territoriale. Senza dimenticare la storia: la Lunigiana storica di Marca malaspiniana corrispondente alle attuali provincie di Massa-Carrara e La Spezia andava da Deiva Marina, a Montignoso, al Passo della Cisa. La Lunigiana oggi è soprattutto Val di Magra. Una Val di Magra divisa fra due regioni, infatti già una buona parte della Val di Magra si trova in Liguria. Ma se il Presidente di Cna va in televisione e dice che questa proposta di referendum è una provocazione, allora casca l’asino e non ci siamo più. Se la motivazione vera è solo una minaccia, una ritorsione, una “revance” verso la Regione Toscana (e il Presidente Rossi) che preferirebbero favorire Piombino o Livorno, allora la motivazione è debole e destinata a morire nella culla, o meglio, “con il puppo in bocca”, per dirlo “alla toscana”».

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