Il Tirreno

Spari in via Fescione, una lite con Essadik per proteggere l’orto

Danilo D’Anna
Spari in via Fescione, una lite con Essadik per proteggere l’orto

L’artigiano arrestato non voleva lo spaccio di droga.  Il reato è tentato omicidio

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Dal carcere di via Pellegrini l’artigiano continua a professare la sua innocenza, sostenendo di non essere stato lui a premere il grilletto per tre volte contro Azouz Essadik, il marocchino di 24 anni gambizzato in via Fescione. Oggi (22 dicembre) il gip deciderà se convalidare il fermo oppure no, ma gli elementi in mano agli inquirenti, che hanno permesso di stringere le manette ai polsi dell’uomo, sono importanti. Tanto da non essere necessaria la prova del guanto di paraffina (che si fa per capire se qualcuno ha sparato). Per intenderci non sono soltanto le testimonianze di Azouz e degli altri nordafricani a incastrarlo. Le prove, però, verranno fuori questa mattina in tribunale davanti al giudice delle indagini preliminari.

L’artigiano non ha carichi pendenti, solo un precedente con l’accusa di ricettazione per l’acquisto di un macchinario che gli serviva per il lavoro. L’unico elemento che lo collega a Essadik è via del Fescione. Il quarantacinquenne in quella strada ha un piccolo terreno, dove tiene un trattorino e alcuni arnesi. E uno spicchio dell’appezzamento lo ha trasformato in orto. Proprio per difendere la sua proprietà ha litigato con Azouz e gli altri stranieri che bazzicano dalle parti del cavalcavia. Perché non voleva che entrassero nella sua proprietà e soprattutto non voleva che spacciassero droga. Ma gli extracomunitari lo avevano affrontato a muso duro, devastandogli anche quello che aveva seminato e accanendosi contro le sue cose. L’unico movente, per i carabinieri del nucleo operativo del tenente Rosa Sciarrone, è questo. Fragile secondo la difesa dell’arrestato che stamani avrà come linea quella dell’estraneità al fatto dell’assistito (l’avvocato di fiducia verrà nominato formalmente prima dell’udienza di convalida). Del resto è lo stesso artigiano ad averlo spiegato ai militari dopo il suo arresto: «Ero nel campo, ma non sono stato io a sparare. Ho sentito i colpi e ho visto gente che scappava da tutte le parti, non sono stato io però».

Ma chi ha premuto il grilletto, in attesa della perizia balistica, secondo quelli del nucleo operativo e secondo il sostituto procuratore Alessandra Conforti, titolare dell’indagine, era nel terreno dell’artigiano. Come dimostrano alcuni elementi trovati in quell’appezzamento. Questo lascia supporre che chi ha sparato lo ha fatto da lontano e quindi l’ipotesi di reato per ora è quella del tentato omicidio, come conferma l’arresto e l’immediato trasferimento nella casa circondariale di Massa. Ma serviranno i consulenti per dire qualcosa di definitivo.

In via del Fescione era qualche tempo che c’erano dei dissapori tra italiani e nordafricani. Ci sono stati degli alterchi tra i proprietari dei terreni che insistono su quella strada, trasformati in orti, e gli stranieri che spacciano droga. L’artigiano è uno dei tanti che hanno alzato la voce contro quel degrado. Ma altri hanno litigato con i pusher per cacciarli via dalle loro proprietà e in alcuni casi i protagonisti sono venuti alle mani. Chi lo ha fatto ne ha pagato le conseguenze.

Un elemento che procura e carabinieri non vogliono sottovalutare. Anzi. Per questo nei prossimi giorni verranno sentiti anche i proprietari degli orti per avere un quadro della situazione a trecentosessanta gradi. Ma prima bisogna passare dal gip per la convalida del fermo. Perché se non è stato chi si trova in carcere a premere il grilletto della calibro 22 diventa un bel giallo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web