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Spari ai Poggi, rinviata l’udienza preliminare
Il giudice ha deciso di attendere il pronunciamento della Cassazione sulla richiesta dei fratelli Ricci di spostare il processo in un’altra città
MASSA. Il gup Ermanno De Mattia ha rinviato al 21 gennaio l’udienza preliminare che deciderà le sorti dei sei indagati della faida dei Poggi: rischiano il processo Pablo e Mattia Ricci, Thomas Quadrella, Elisa e Alessio Mazzi e Andrea Bonuccelli. Il rinvio è puramente tecnico, per consentire alla Cassazione di decidere se spostare l’eventuale a processo a Torino, visto che a Massa, secondo i legali dei Ricci, gli avvocati Alessandro Maneschi e Carlo Biondi, non ci sono le condizioni per poter decidere serenamente visto che per l’accusa le gang volevano fare attentati contro la procura e la questura. Quello che una volta si chiamava legittima suspicione, il legittimo sospetto insomma. Che nasce, pare di capire, proprio dal tipo di imputazioni di cui sono accusati i giovani. Ma la famiglia Ricci ha presentato esposti alla procura di Torino e alla corte europea dei diritti dell’uomo per altri episodi dove si contesta l’operato dei magistrati della procura di Massa, primo fra tutti l’errore nell’ordinanza che ha aperto le porte del carcere a Pablo. La Cassazione ieri mattina intanto ha ricevuto la seconda parte dei documenti che aveva chiesto. E quindi nei prossimi giorni dovrebbe esprimere il suo parere circa il legittimo sospetto. Difficile che ciò avvenga prima di Natale, però.
Intanto Pablo Ricci, dal carcere di Spezia, ci ha inviato una lettera aperta sulla sua situazione di detenuto in attesa di giudizio. Ricci cita l’articolo 3 della Costituzione e l’articolo 111 («...ogni processo si svolge nel contradditorio tra le parti in consizione di parità, davanti a giudice terzo e imparziale...») per chiedere che «sarebbe meglio che il nostro processo non si svolgesse nel tribunale di Massa perchè non ci sentiamo tutelati. Infatti tramite i nostri legali ne abbiamo chiesto il trasferimento in un’altra sede».
E spiega. «Il 12 aprile mi hanno sparato a casa, se qualcuno aveva un problema doveva prendersela con me e non con la mia famiglkia. Di solito ho i bambini in casa e giocano sempre sul letto della mia stanza o vicino alla finestra dove sono arrivati gli spari. Solo per caso quel giorno i miei figli non c’erano, chi ha fatto questo ha commesso un’infamità. Se fossi stato io a sparare, di giorno, con molte persone presenti sui terrazzi dei palazzi di fronte sarei stato arrestato dopo dieci minuti. La stessa notte sono stato in questura, mi è stato chiesto se avevo riconosciuto qualcuno. Ho risposto che ero in bagno perciò non avevo visto niente . Sono stato trattenuto due ore e alla fine sono stato denunciato per favoreggiamento. In conclusione mi hanno sparato a casa, sono stato denunciato e dopo quattro mesi sono stato anche arrestato». Continua più avanti nella lettera Pablo Ricci. «Si parla tanto di questi presunti attentati alla Procura e alla Questura di Massa ma non siamo stati arrestati per questi reati, come non ho più una decina di reati conestati ma quatro capi di imputazione dove non c’è nemmeno lo spaccio, anzi qualche reato minore e non così gravi come descritti. Io non mi sto inventando niente: è tutto scritto nelle cento pagine del fascicolo del nostro arresto e nelle 1200 pagine dei brogliacci che sono stati stralciati dal fascicolo (stranamente)».
Ricorda Ricci: «Io sono stato assolto due volte. In una ho fatto anche un periodo di detenzione. Una volta è stato assolto mio padre e una volta anche mio fratello Mattia: non capisco tutto questo accanimento nei nostri confronti. Ora per le assoluzioni abbiamo chiesto il risarcimento di ingiusta detenzione e non sarà chi ha sbagliato a pagare ma lo Stato. Aspettiamo serenamente l’inizio di un giusto ed equo processo come scritto nella nostra Costituzione».
(A.A.)
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