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Borgo Ducale, il quartiere fantasma
Prorogati i permessi edilizi fino al 2018 ma il cantiere è abbandonato da due anni
MASSA. Sulla carta dove diventare un quartiere residenziale-commerciale da sogno, con decine di appartamenti lussuosi, negozi, parcheggi coperti, una piazzetta con verde, alberi, piante, una passeggiata lungo fiume e anche una fontana con giochi d’acqua. E in più uno spazio dedicato alla cultura, con il Museo della Resistenza costruito nella vecchia segheria. Perché Massa pensa sempre in grande. E invece il sogno “Borgo Ducale” è diventato uno dei peggiori incubi che la città si trascina da fine anni Novanta, gli anni dell’euforia del cemento, della sbornia collettiva di crescita infinita, dei progetti edilizi rimasti a metà. A Carrara il Marble Hotel, a Massa Borgo Ducale: quello che adesso è un aborto di cemento piazzato sul fiume principale della città e a pochi metri dal centro storico.
La società infatti, la Borgo Ducale Srl, ha dichiarato il fallimento nell’agosto del 2014 (entrata nel registro delle ditte fallite nel novembre dello scorso anno) e da allora l’impresa è in mano a un liquidatore che ha recentemente chiesto di prorogare i permessi edilizi al 2018, nella speranza che qualcuno sa interessiall’area, che rilanci il progetto e chiuda finalmente quel cantiere gigante all’imbocco della città. Ma questa, appunto, è solo una speranza.
Avvolgiamo il nastro. I primi passi per la trasformazione delle segherie sul Frigido in un centro residenziale risalgono alla fine degli anni Novanta, quando i titolari dell’area, gli eredi Piccinini e Celi, presentarono un progetto in Comune, che prevedeva, fra le altre cose, un parcheggio interrato a due piani. L’idea piacque all’allora sindaco Roberto Pucci, che vedeva nell’operazione uno strumento per togliere le auto dalle due piazze del centro storico. Ma il progetto cozzava con le previsioni del Piano regolatore e si arenò.
Così l’area finì nelle mani di una nuova proprietà: la cordata di imprenditori apuani Borgo Ducale Srl. Il progetto cambiò radicalmente e incominciò a pensare in grande, allo stile un po’ liberty e un po’ megalomane del Forte dei Marmi: quindici negozi al piano terra, trenta appartamenti ai piani superiori, uffici, una banca, il tutto con tanto di ingresso a loggiato nel viale Puccini e corte circondata dagli edifici.
Una delle caratteristiche dell’operazione era che il 10% delle volumetrie sarebbe andato al Comune a mo’ di sconto sul pagamento degli oneri di urbanizzazione; il Comune aveva già pensato di piazzarci la sede dei vigili urbani. Un progetto pronto chiavi in mano, diceva l’amministrazione comunale di allora.
Si sbagliava. Poco dopo la partenza dei lavori arrivò lo stop della Soprintendenza secondo cui le segherie avevano un valore storico e non potevano essere demolite. Secondo l’amministrazione di allora - sindaco era Fabrizio Neri - la notifica della Soprintendenza per la sospesione dei lavori era incompleta. E così mentre i due discutevano (il Comune e la Soprintendenza), le ruspe se ne infischiavano e inziavano a buttare giù le segherie. Fino allo stop definitivo.
A questo punto i lavori si bloccano e la società deve riformulare il progetto in modo tale che le segherie - quello che era rimasto - venissero recuperate e non demolite.
Siamo nel 2009. Tutto tace fino al 2012. La Borgo Ducale Srl cambia assetto: escono alcuni dei soci fautori del primo progetto, ne entrano di nuovi. E arriva il nuovo progetto: un complesso di 11mila metri quadrati, 2.200 dei quali al coperto, con case da quattro piani e vista mare, negozi e oltre ai 100 parcheggi al coperto più altri 100 posti auto nelle zone di confine (lungo via Margini e via Puccini). Il cantiere riparte nell’agosto e avrebbe dovuto chiudere - stando ai piani della società- nell’agosto del 2014. E invece poi tutto si ferma di nuovo: la crisi, conflitti interni, e la società fallisce nell’estate del 2014. Adesso Borgo Ducale è una zona rudere ricoperta di erbacce e cilindri di cemento che sarebbe dovuti servire per realizzare il quartiere dei sogni. Tutta l’area è circondata da transenne e cartelli con scritto “lavori in corso”. Anche quelli da sogno.
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