«Parti non sicuri senza il punto nascite»
Opa, lavoratori denunciano: la Regione non ha mantenuto le promesse sulla struttura di Montepepe
MASSA. «Siamo preoccupati perché, se si presentasse un caso di un feto cardiopatico o di una mamma cardiopatica, con feto quindi presumibilmente anche lui cardiopatico, non sapremmo come comportarci». A parlare è il collettivo Sos, che riunisce lavoratori e lavoratrici del settore sanitario del territorio, quindi medici, infermieri, segretari e segretarie. Una fetta di quel mondo travolto dalla riforma sanitaria regionale, con tutta il suo carrello di novità, che si è sempre detta contraria. Contraria al trasferimento del materno infantile al nuovo ospedale Apuane, contraria al project financing, contraria all’accorpamento delle Asl. Per i lavoratori e per i pazienti.
Adesso il nodo si chiama punto nascite di terzo livello, quello che in un primo momento non doveva essere realizzato - a Montepepe - poi, sì ma in una modalità un po’ particolare: senza medico “di guardia”, ma con quello reperibile. Poco sicuro, secondo i ginecologi. Motivo per cui si è passati al piano b: quello dell’aumento del personale. Che non è un percorso così celere, dal momento che l’Asl locale non naviga nell’oro.
«Ogni anno sono sempre di più sia le mamme sia i feti cardiopatici - commenta la dottoressa Alessia Lunardini, di cardiologia pediatrica - E attualmente ci sono 3 o 4 parti di questo tipo al mese. Prima avevamo un percorso che lavorava bene. Adesso siamo senza un punto nascite e non sappiamo come comportarci, senza considerare che un parto in queste condizioni non è sicuro».
«Sembra che la promessa di un punto nascite di terzo livello fatta dal governatore Rossi - aggiunge Enio Minervini della rsu Cgil della Fondazione Monasterio - non sia stata mantenuta confermandoci che è stato il solito “effetto annuncio».
Il collettivo annuncia che parteciperà lunedì all’incontro con l’assessore regionale alla sanità Saccardi che si terrà a Massa - il posto non è ancora noto - probabilmente per contestarla. Il problema infatti non è solo il punto nascite, ma tutta la riforma regionale. «Il 16 novembre la giunta regionale - continua Minervini - ha emanato un disegno di legge che abroga la legge regionale 28, quella delle macro Asl, perché i cittadini avevano promosso la raccolta firme per il referendum, raccogliendone ben 55 mila. Ma poi propongono una riforma identica. Anche a presa in giro».
(mc)
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