Il Tirreno

Ospedale nuovo ma la sala d’attesa per i bimbi non esiste

di Chiara Sillicani
Ospedale nuovo ma la sala d’attesa per i bimbi non esiste

L’Asl però assicura: per loro un percorso preferenziale E il primario crea un stanza delle visite dedicata ai bambini

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Sono deluse le mamme e la loro delusione la sfogano in lunghe telefonate alla redazione. Erano certe - o comunque speravano - che valesse l’equazione nuovo ospedale uguale pronto soccorso pediatrico. Invece le cose non stanno proprio così, loro lo scoprono e non nascondono affatto la rabbia. In effetti, se il pronto soccorso per i più piccoli lo immaginiamo con una bella e rassicurante sala d’attesa colorata, magari pure con qualche gioco, beh allora sbagliamo. Quella sala, modello ospedale Versilia, in viale Mattei non c’è. E la cosa lascia perplessi parecchi genitori. È infuriata la mamma di un piccolo che - racconta - «ha atteso ore insieme agli adulti».

L’Asl però non ci sta e non soltanto nega che «ci siano stati disagi per i pazienti più piccoli», ma illustra un percorso sanitario a misura di bambino in cui - chiarisce Alberto Conti, primario del pronto soccorso - non sono previste attese ed esiste una stanza visita dedicata. Un percorso - questo è assodato - che permette di dire addio alla spola tra pronto soccorso e Montepepe: per anni le mamme infatti hanno fatto le corse al pronto soccorso per sentirsi dire che il bimbo doveva essere portato in pediatria, in altro edificio. Qualcuna, nella speranza di accorciare i tempi, puntava dritto verso Montepepe, per sentirsi dire, invece, che il bambino doveva essere sottoposto ad accertamenti. E analisi, eco e radiografie dovevano essere fatte in viale Democrazia. Un andirivieni che, parecchie volte, ha mandato su tutte le furie mamme e papà.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.12387851:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/11/04/news/il-pronto-soccorso-al-noa-cambia-faccia-1.12387851]]

Problema superato quello della spola: adesso pronto soccorso e pediatria sono nello stesso stabile, ad una rampa di scale di distanza. Ma per rendere quella distanza ancora più breve, l’Asl ha messo a punto - dicevamo - un percorso. Ad illustralo è il primario Alberto Conti: «Ai bambini - è la premessa - è assicurata una corsia preferenziale». Vale a dire: hanno la precedenza sugli altri pazienti.

«I piccoli - prosegue il primario - vengono sottoposti prima degli altri al triage a seguito del quale scatta un protocollo interno per evitare le attese e garantire risposte rapide». Insomma - per esplicitare - il bambino arriva, viene fatta la prima diagnosi e, in base a quella, si attivano due percorsi: se il piccolo non ha sintomi gravi, sale in pediatria. Lì c’è una sala d’attesa tutta per lui e un medico dedicato: «In pediatria, dalle 8 alle 20 - chiarisce Conti - c’è un medico che si occupa dei pazienti del pronto soccorso. Stessa cosa dopo le 20, con il medico pediatra di guardia». Se il piccolo ha qualche linea di febbre - per fare alcuni esempi - ha la diarrea o il vomito, ha la tosse, è un lattante e non smette di piangere, gli fa male il pancino, ha riportato un lieve trauma, beh in questi casi sale in pediatria.

Se, invece, ci sono segnali più preoccupanti e dal triage emerge la necessità di accertamenti diagnostici, di una Tac, una risonanza, allora m- è il secondo percorso - viene trattenuto in pronto soccorso dove esiste una radiologia dedicata: «In quel caso - assicura Conti - il bambino rimane in una stanza visita tutta per lui, in cui non hanno accesso altri pazienti». Insomma, la sala d’attesa non c’è, ma - parafrasando l’Asl - i bimbi non attendono. Anche se l’azienda sta valutando - parola di Conti - di riorganizzare l’area ortopedica all’interno del pronto soccorso per ricavare la sala destinata ai piccolini.

E sul caso della mamma che lamenta lunghe ore di attesa per il suo bambino, Conti garantisce: «Non abbiamo raccolto lamentele, i genitori mi sono parsi tutti soddisfatti. Soltanto il 16 novembre 3 bimbi hanno aspettato a lungo, ma non per essere visitati in pronto soccorso. Si tratta di bimbi tornati in ospedale per fare il gesso. Anche quella criticità (quella di una sala gessi troppo piccola) sta comunque rientrando».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino