Il Tirreno

Botte al barista, assolto il quarto giovane

Botte al barista, assolto il quarto giovane

Il suo avvocato è riuscito a dimostrare che non aveva partecipato all’aggressione del negoziante

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Il barista picchiato, nel novembre del 2013 a Pallerone, ha rischiato di morire. Aveva perso un litro e mezzo di sangue per la rottura della milza. Ma per quell’episodio è stato assolto Alessandro Porta (difeso dall’avvocato Riccardo Ragusa). Secondo l’accusa il giovane era a conoscenza dell’aggressione e avrebbe quindi concorso. Ragusa ha sempre sostenuto il contrario e i giudici hanno sposato la sua tesi. Il ragazzo ha assistito alla scena, ma non l’ha provocata e neppure ci ha partecipato.

La vicenda è del primo novembre 2013 e coinvolse altre tre giovani. Luca e Francesco Napolitano, avevano avuto un violento alterco con un barista di Pallerone, culminato con una scazzottata a seguito della quale il commerciante dovette ricorrere alle cure ospedaliere e a un successivo intervento chirurgico. Assieme ai due Napolitano era rimasto coinvolto Cristian Bertacchini. Tutti e tre hanno scelto il rito abbreviato e la corte di appello di Genova ha trasformato da tentato omicidio in lesioni gravi il capo di imputazione a carico dei fratelli Luca e Francesco Napolitano, 21 e 23 anni, di Filattiera, oltre a Cristian Bertacchini, 30enne aullese, loro conoscente. I fratelli Luca e Francesco Napolitano, in precedenza condannati a 6 anni di carcere, hanno visto scendere rispettivamente a 4 anni e dieci mesi e a 4 anni e 6 mesi le loro pene. Bertacchini, condannato a 4 anni e otto mesi, è sceso a un anno e 4 mesi, pena sospesa.

Il nuovo processo sulla vicenda era a carico di Alessandro Porta. Ragusa aveva scelto il rito ordinario e in dibattimento ha provato l’innocenza del suo assistito. L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono, aveva chiesto la condanna

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera