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Mobbing all’Archivio di Stato di Massa
Delegato Uil affigge la sentenza in bacheca: querelato e poi assolto
MASSA. Lo scontro era durato per anni. Da una parte un dipendente, delegato sindacale della Uil, che “non ne faceva passare una” all’amministrazione. Dall’altra, la direttrice dell’Archivio di Stato di Massa che reagisce con il pungo duro. Fino, così ha stabilito una sentenza del tribunale di Massa, a passare il segno e ad agire oltre legge “mobbizzando” il dipendente.
Il delegato sindacale, infatti, aveva avviato contro l’amministrazione sua datrice di lavoro una causa per mobbing (articolo 2087 del codice civile) denunciando sia “persecuzioni” personali come demansionamento, esclusione da progetti e dall’ordinaria attività istituzionale, provvedimenti disciplinari, sia legati alla attività sindacale: esclusione da contrattazioni decentrate, mancate convocazioni. Il contenzioso giudiziario si chiude nel 2013, con il riconoscimento da parte del giudice delle ragioni dell’impiegato e con la condanna della direttrice (oggi in pensione).
A quel punto, il lavoratore, con il consenso del sindacato, affigge sulla bacheca sindacale i passaggi più significativi della sentenza, quelli in cui il giudice del lavoro aveva stabilito importanti principi e individuato precise responsabilità. Una “pubblicità” che non va giù alla direzione, che si sente messa ingiustamente alla berlina e reagisce – siamo intanto arrivati nel 2014 – con una querela per diffamazione nei confronti dell’autore dell’affissione. Parte così un altro procedimento giudiziario, stavolta davanti al giudice di pace. Il quale, la notizia è di questi giorni, si pronuncia per l'archiviazione della querela in quanto la notizia di reato è infondata poichè a suo avviso gli stralci della sentenza non contengono alcun contenuto diffamatorio. L'archiviazione mette la parola fine a una vicenda che bene illustra quali possano essere, talvolta, i livelli delle relazioni sindacali (e più in generale i rapporti fra colleghi) nei luoghi di lavoro.
Sulla vicenda interviene la Uil Beni Culturali che commehta: «Siamo molto soddisfatti per questa archiviazione che sancisce il fatto che da parte nostra non c'è stata alcuna scorrettezza né inosservanza della legge». Piuttosto, aggiunge la Uil, «ci stupisce come un direttore, ormai ex, abbia potuto intravvedere un reato nella affissione di stralci di sentenza in una bacheca sindacale, quando basta un minimo di cultura giuridica, per sapere che le sentenze sono pubbliche e sono emesse in nome del popolo italiano. Senza contare il tempo fatto perdere agli uffici giudiziari (procura della repubblica e giudice di pace) già oberati e intasati di lavoro per questioni ben più importanti. E poi perché denunciare il delegato: la bacheca è della Uil quindi la ex direzione avrebbe eventualmente dovuto denunciare il sindacato».
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