Il Tirreno

Stop alle degenze Ma in 400 restano al lavoro a Carrara

Stop alle degenze Ma in 400 restano al lavoro a Carrara

E intanto parte un appello per ricostituire il comitato in difesa dell’ospedale «per tutelare quel che ci rimane»

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CARRARA. I conti non sono ancora stati fatti ma all’Asl stimano che a Carrara continueranno a lavorare 3-400 dipendenti; quando l’ospedale era in funzione a pieno regime, i lavoratori erano 7-800. Il presidio sanitario, insomma, non chiude. Ma per molti carraresi è comunque un addio. Si spengono le luci al monoblocco e nelle palazzine di Monterosso e la città è un po’ in lutto. Promidea organizza una mostra in cui ripropone le immagini del libro sulla storia del nosocomio cittadino; qualcuno ha suonato Il Silenzio davanti all’ingresso del nosocomio.

In realtà l’ospedale si riduce e si trasforma. Perde la sua funzione base di luogo dove va chi si sente male – il pronto soccorso non c’è più e non ci sono più i reparti con i letti per le degenze. Il che non è poco, anche perchè di notte non ci saranno attività: tutto chiuso. Ma al suo interno ci saranno ambulatori, punti diagnostici, servizi e anche sale chirurgiche per i piccoli interventi. Resta pure il bar.

Non basta: nella percezione di molti carraresi la città sta perdendo, o meglio ha già perso, una struttura di grande importanza. A Massa, invece, dove l’ospedale verrà sì completamente svuotato – il trasloco verso il Noa di tutti i servizi e reparti verrà completato nella prossima settimana – e chiuderà definitivamente (per essere poi venduto, forse demolito, forse trasformato in chissà cosa), non si registrano grosse proteste. Anche perchè, comunque, il nuovo ospedale è in territorio massese; e i massesi lo sentono come “loro”. Questioni di campanile, ma non solo.

Intanto si affacciano in questi giorni nuove preoccupazioni, legate ad asserite “mancate promesse” del mantenimento dei servizi sanitari a Carrara.

È di questi giorni un nuovo allarme sulla sorte di Ginecologia. Il dipartimento Materno infantile, , che finora era all?Opa si sposta all’ospedale nuovo di viale Mattei, il trasloco è in calendario per lunedì. A Montepepe (l’Opa dove, finora andavano le partorienti) nascerà, su volontà della Regione che ha messo sul piatto 10 milioni di euro per attuare questo progetto, un punto nascita per bambini affetti da patologie cardiache. Un centro di alta specializzazione che diventerà punto di riferimento di tutta la Toscana.

Al monoblocco di Carrara, invece, dovrebbero essere trasferiti gli ambulatori di Ginecologia, finora ospitati al “civico” che, viceversa, chiuderà definitivamente. Il problema è di capire cosa conterranno questi ambulatori. Voci interne all’ospedale, dicono che a Carrara resterà un solo ambulatorio per visite specialistiche. Ma che gli esami strumentali connessi, a cominciare dall’ecografia, ma anche colonoscopia si faranno altrove. All’Opa o nei distretti.

Dall’Asl arrivano anche stavolta risposte tranquillizzanti. «Detto che la colonoscopia sarà centralizzata al Noa, come da tempo è stato deciso, ribadiamo che gli ambulatori di Ginecologia ci saranno e saranno potenziati. Stiamo facendo verifiche con il primario professor Ragusa per la riorganizzazione e la dislocazione dei servizi. Ma non ci saranno riduzioni», garantisce Giuliano Biselli, responsabile dei presidi ospedalieri Asl.

Poi, ci sono i timori sul futuro stesso dell’ospedale. Come quelli che solleva Vittorio Aprili, esponente storico del comitato di difesa dell’ospedale.

Il trasferimento al nuovo ospedale unico di Viale Mattei a Marina di Massa dei reparti e delle competenze previste dal piano regionale è in via di completamento, fa osservare e nel frattempo c’è stata la «contestuale chiusura "temporanea" del monoblocco di Carrara in attesa che vengano eseguiti, e completati i lavori di ristrutturazione del nostro nosocomio che avrà specifiche competenze, come stabilito dalla conferenza dei sindaci del 21 ottobre». Cosa preoccupa, dunque? «Preoccupa lo stato attuale di abbandono del complesso ospedaliero di Carrara: luci spente, nessun controllo e, come già accaduto, intrusione di vandali con danneggiamenti», risponde Aprili. Che aggiunge: «Non vorremmo che la struttura venisse compromessa e ridotta in condizioni tali da rendere estremamente onerosa l'esecuzione dei lavori già previsti e fornire, quindi, un alibi a chi vorrebbe chiudere definitivamente il nostro nosocomio». Aprili rivolge per questo un appello ai carraresi: «Costituiamo un comitato che si occupi di questo problema, che sensibilizzi le istituzioni e che, ove necessario, provveda a tutelare quel che rimane dell'ospedale».

Claudio Figaia

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