Italia
La Fiom: prezzi folli, Estel frena il progetto Rappelli
MASSA. Ancora attesa per le sorti dello stabilimento ex Syntech e, soprattutto, degli ex lavoratori di questa azienda, chiusa ormai dal 2012. Nel novembre del 2014, esattamente un anno fa, la...
MASSA. Ancora attesa per le sorti dello stabilimento ex Syntech e, soprattutto, degli ex lavoratori di questa azienda, chiusa ormai dal 2012. Nel novembre del 2014, esattamente un anno fa, la Metalcromo della famiglia massese Rappelli manifestava l'intenzione ad acquisire l'ex area produttiva della SynTech. Dopo alcuni contatti con il sindaco Alessandro Volpi, si sono avviati incontri in sede istituzionale per capire le reali intenzioni da parte dell'imprenditore, in merito alle potenziali volontà che tale progetto divenisse reale. Incontri che per ora non hanno dato certezze.
Sulla vicenda Syn-Tech, c’è una ricostruzione di Carlo Ricci, ex dipendente dell’azienda e componente del direttivo Fiom Cgil. Syntech è sito di proprietà del gruppo Estel, società che opera nel settore arredo. Nel settembre 2012, dopo aver già capitalizzato, lottizzando e vendendo l'area adiacente ex corderia Synthesis effettua l’ultimo investimento sul territorio con la realizzazione di un imponente impianto fotovoltaico che al tempo serviva al fabbisogno energetico per le proprie attività, impianto che ancora oggi con la fabbrica chiusa continua a generare rendita. Poi Estel chiude, lasciando a casa 45 lavoratori, «ma non interrompe il proprio profitto derivante dal sito» (derivante dal fotovoltaico), sottolinea Ricci. Ma, Estel, continua il delegato Fiom, «non ha cessato le produzioni fatte da Syn-Tech, ha pensato bene di delocalizzarle nelle aree limitrofe alla sede della casa madre, continuando nella lavorazione dei prodotti che erano propri del sito di Massa, dove aveva avuto agevolazioni corpose per sviluppare il know-how del prodotto. E oggi, con una pretesa economica fuori da ogni logica realistica di costo area, ripropone l'arroganza di chi non ha rispetto che non per i soli propri interessi, arroganza contro questo Territorio e soprattutto alle oltre 38 famiglie che con la proposta avanzata dall'imprenditore Rappelli si sono sentite riaprire la speranza di rientrare in un circuito di dignità, la dignità che manca a chi si vede scippato del lavoro».
Per questo, prosegue Ricci, «noi lavoratori ci stiamo chiedendo come sia possibile che a distanza di mesi, a fronte di una proposta che vede impegnato un imprenditore locale con la propria immagine e che ha intenzione di investire, ci siano ritardi e non ci sia invece un cambio di marcia da parte delle Istituzione locali e regionali che governano il territorio, nel cercare di rimuovere gli ostacoli che impediscono la risoluzione di quell’investimento, investimento che potrebbe portare alla risoluzione positiva di una vertenza in territorio riconosciuto come area di crisi complessa».
Oggi, prosegue Ricci, « il tempo delle attese è finito, non siamo più nella possibilità di attendere i tempi degli interessi altrui, chiediamo risposte in tempi brevi. Da settembre decine di ex dipendenti Syn-Tech e di riflesso le loro famiglie non hanno più un sostegno al reddito, viene da sè che se non si intraprendono percorsi concreti con risposte certe se non vediamo il territorio reagire, poi la nostra disperazione ci renderà liberi per dignità di mettere in atto i percorsi che crederemo più opportuni».
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