Il Tirreno

Massa, centinaia di persone alla fiaccolata No Aru

di Melania Carnevali
Massa, centinaia di persone alla fiaccolata No Aru

Ai Quercioli il terzo corteo contro il regolamento urbanistico

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MASSA. È partita con un minuto di silenzio, in memoria delle vittime degli attentati di Parigi, la fiaccolata organizzata dai comitati cittadini “No Aru” che ha preso vita ieri sera, 16 novembre per le strade dei Quercioli, quartiere ormai simbolo di questo protesta. Candele accese che hanno unito due battaglie in un unico inno: quella alla vita. Delle persone, della natura, della vita stessa. Perché obiettivo della fiaccolata - la terza in una manciata di settimane - era quello di chiedere, di pretendere, che i quartieri della città non vengano distrutti dal cemento, che il verde non venga divorato dal grigio, che le case, i negozi, i fondi pieni di ricordi non vengano abbattuti per far posto a strade, rotonde che nessuno vuole.

La manifestazione precedente

E a sfilare per le vie dei Quercioli, anche questa volta, centinaia e centinaia di persone. C’erano gli abitanti dei quartieri interessati dalle modifiche - chiamiamole così - del regolamento urbanistico, ma anche chi abita ben lontano. C’erano anziani e bambini. Attivisti del movimento cinque stelle e politici di ogni colore: da Fratelli d’Italia a Rifondazione comunista. C’erano i militanti della Casa Rossa e giovani normalmente disinteressati alla cosa pubblica. E infine consiglieri comunali d’opposizione, come Fabrizio Brizzi degli Arancioni, ma soprattutto di maggioranza, come Simone Ortori, di Articolo Primo, Dina Dell’Ertole e Stefano Alberti del Pd. A dimostrazione che le lotte dividono, ma questa no. Questa unisce. «Non è una questione di maggioranza o opposizione - commenta Alberti dalla coda del corteo - C’è un disegno urbano che non convince e spero vivamente che il sindaco dia ascolto alla città e stralci gli Aru».

Il corteo è partito proprio dal Santuario della Madonna dei Quercioli, quello che rischia di sparire sotto palazzine di sette metri previste nell’Aru di quel quartiere. E poi si è srotolato fino ai Poggi, passando dalla Rinchiostra, per tornare indietro da via Quercioli. È in questa zona che, secondo i piani dello strumento urbanistico partorito dall’amministrazione Volpi, dovrebbero sorgere altri 120 appartamenti, una nuova strada per collegarli e due rotonde. Tutto in un quartiere che negli ultimi ha già visto sparire metri e metri di terreno vergine sotto volumi di cemento rimasti perlopiù vuoti. «È tutto così assurdo», commenta con una candela in mano Eli Barsotti, proprietaria della storica gioielleria Eli alle cinque vie: un fondo che, stando al regolamento urbanistico, verrà demolito per fare spazio a una rotonda. Via l’attività, via i ricordi, via tutto. «Senza un’alternativa chiara», aggiunge, mentre accanto a lei sfilano cartelli più o meno tutti uguali: «Giù le mani da Castagnola», «giù le mani da Romagnano», «giù le mani da Turano». E poi gli ormai consueti cartelli con Pinocchio e riferimenti al sindaco.

Sei i comitati cittadini che si sono formati intorno a questa protesta: Turano, Quercioli, Romagnano, Lungo Frigido, Rocca e Castagnola. Ma ieri hanno aderito anche residenti di altri quartieri, come Claudia Dagnini. «Io abito ai Ronchi - spiega - E lì non ci sono problemi. Ma voglio lasciare a mia figlia un po’ di verde per il suo futuro. Questo strumento, così come è stato concepito, non va in questa direzione. Abbiamo già un mare sporchissimo per un depuratore che non riesce a reggere il carico. Cosa facciamo se costruiscono tutte queste palazzine? Triplichiamo il depuratore?».

Nonostante le diverse bandiere e opinioni, la richiesta ieri era unanime: «eliminate gli Aru», che sono le aree di particolare rilevanza urbanistica; in parole povere dove si potrà edificare, nelle modalità però previste da quell’ambito. Non più case singole, ma palazzine. Nella logica, sì, forse, di consumare meno terreno (in alto e non in largo), ma in contrasto con l’aspetto edilizio di alcuni quartieri e, spesso, della logica.

Quercioli è uno dei quartieri che verrà più stravolto se tutti i progetti edilizi del regolamento urbanistico andassero effettivamente in porto. E non è un caso quindi che la protesta abbia preso vita lì, dove è anche nata. Dopo un lungo percorso di due ore per le vie del quartiere, è tornata al Santuario, spegnendo quelle candele accese all’inizio per il minuto di silenzio, mentre veniva recitata una poesia in memoria delle vittime di Parigi: «la vita è vita, viviamola».

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