Il Tirreno

«Nessun errore nei lavori, colpa della bomba d’acqua»

«Nessun errore nei lavori, colpa della bomba d’acqua»

Il consulente del tribunale nega responsabilità progettuali ed esecutive «Un evento come quello si verifica ogni 234 anni». Morirono mamma e figlio

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MASSA. Un evento piovoso di portata eccezionale, che non poteva essere previsto perché morfologicamente il territorio di Massa non è abituato a rovesci di quella consistenza: il 31 ottobre del 2010 caddero oltre duecento millimetri di acqua, roba che si può verificare ogni 234 anni. Un periodo talmente lungo che non poteva essere calcolato in fase di progetto e manutenzione del graticcio che doveva salvare le case di Lavacchio dallo smottamento che le investì nella notte di Ognissanti di cinque anni fa. Questo il parere del consulente super partes nominato dal giudice Giovanni Sgambati per fare chiarezza sulla frana che ha soffocato Nara Ricci e il suo bimbo, di appena due anni, Mattia Guadagnucci. Il geologo Giovanni Gabriele ha risposto ai sei quesiti emersi dal dibattimento, anche se era il primo quello decisivo. Per il tecnico insomma quel giorno a Massa venne giù talmente tanta pioggia che era impossibile prevederlo. Ribadendo più volte che la sua analisi è oggettiva e si basa su modelli matematici talmente collaudati da variare in modo consistente anche per pochi millimetri di acqua in più o in meno. «Questa zona gode di caratteristiche morfologiche che la mettono a riparo da eventi di questa portata, basta vedere quello che è accaduto a Carrara nell’alluvione del 1968: mentre dall’altra parte della foce cadevano oltre trecento millemetri di pioggia, a Massa erano una sessantina». Quel 31 ottobre 2010 non andò secondo i modelli matematici e il meteo decise di creare l’evento piovoso ripetibile ogni 234 anni: «L’eccezionalità del periodo di ritorno esclude responsabilità», scandisce Gabriele. Il perito spiega che il malfunzionamento delle canalette che dovevano regimentare l’acqua è dovuto alla portata del temporale e non a errori umani, nella progettazione o nella realizzazione. Il tecnico semmai ipotizza, ma non verifica, una mancata regimentazione dell’acqua da parte del Comune, che ha permesso di edificare in quella zona di Lavacchio: «La strada provinciale che viene giù - spiega il geologo - possiamo definirla vittima piuttosto che carnefice».

Per i consulenti dell'accusa invece il versante aveva ceduto per l'nicuria, per l'assenza di manutenzione di canalette di scolo, per una serie di interventi che avrebbero favorito il convogliarsi della acque e il conseguente "ruscellamento". Ma i periti nominati dalla difese erano arrivati a conclusioni diametralmente opposte: imputando la colata di fango alle piogge eccezionali del 2010 e alle caratteristiche geologiche di quella porzione di collina. Non ad una cattiva esecuzione dei lavori, non a condotte omissive. Più o meno quello che dice Gabriele.

Gli imputati sono sei: Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Il libero professionista che ha certificato i lavori invece è Antonio Cirillo e il titolare della ditta è Paolo Busticchi.

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