Il Tirreno

«Che belle le favole sotto accusa»

di Melania Carnevali
«Che belle le favole sotto accusa»

Al San Giacomo il laboratorio per genitori e bambini per abbattere gli stereotipi

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CARRARA. Come sono i maschi? «Buffi, duri e simpatici». E le femmine? «Belle, intelligenti e alte». E cosa fanno i maschi? «Preparano la colazione». E le femmine? «Organizzano eventi». Ecco il mondo maschile e femminile secondo i bambini, quelli, perlomeno, che giovedì pomeriggio, hanno partecipato al laboratorio di lettura organizzato dalla Provincia all’ex ospedale San Giacomo a Carrara all’interno del tanto discusso progetto “Liber* tutt*”. Letture per abbattere gli stereotipi di genere, ma anche giochi, riflessioni, per capire e affrontare la visione stereotipata (o no stereotipata) dei bambini e delle bambine sul mondo.

Ecco quindi che i piccoli e le piccole – erano circa una ventina –giovedì pomeriggio sono stati divisi in gruppi ed è stato chiesto loro di elencare una serie di aggettivi per descrivere i maschi e le femmine e le loro professioni. «In questo modo – spiega Irene Biemmi, assegnista di ricerca presso il dipartimento di scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze e curatrice del laboratorio – si riesce a fare un elenco di aggettivi e di attività relativi e ai due generi: si capisce quali sono i più gettonati e come i bambini e le bambine vedano l’universo di genere». E allora, i maschi sono: buffi, agitatati, brutti, antipatici, insopportabili (il gruppo era interamente al femminile). E ancora: duri, simpatici (molto), intelligenti, sportivi e spiritosi. E le femmine? Noiose, maestrine, becere, saccenti (qui il gruppo era quasi tutto al maschile). E poi: belle (molto), intelligenti (anche questo molto), tranquille, simpatiche, “sopportabili” e alte. E cosa fanno i maschi e le donne? I primi cucinano, lavorano, dormono, preparano la colazione, aggiustano pc, sono ingegneri, presidenti, maestri, medici, idraulici e fanno i papà. E le donne? Le donne organizzano eventi, sono ballerine e rappresentanti di classe, aggiustano anche loro pc (lo ha detto lo stesso gruppo) e preparano la colazione, ma meno dei maschi, sono ginecologhe, maestre e mamme. «Quello che emerge normalmente è che i due elenchi hanno sempre poche cose in comune, come se uomini e donne facessero parte di due mondi diversi», continua Irene Biemmi .

Poi è stato il momento delle favole. Sono stati letti alcuni libri “incriminati”, storie di donne che non hanno bisogno di principi, di maschi e femmine che si vestono allo stesso modo, che parlano nello stesso modo e vivono nello stesso modo. Un pomeriggio quindi di riflessione: i bambini e le bambine giocavano, le mamme ascoltavano e riflettevano sui propri modelli educativi, su come insegnare al proprio figlio o alla propria figlia a sconfiggere la visione stereotipata del mondo, dove la donna è inferiore all’uomo, e l’uomo fa cose che la donna non può fare. Grandi e piccini insieme per imparare a liberare uomini e donne dalle schiavitù di una cultura anacronistica: è questo che fa il progetto “Liber* tutt*”.

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