Il Tirreno

«Tenetevi pure i soldi, mio figlio non c’è più»

«Tenetevi pure i soldi, mio figlio non c’è più»

Dopo la sentenza la rabbia della mamma di una delle vittime

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Teneteveli quei soldi, mio figlio non me lo restituirà nessuno». La mamma di Enrico Baria quando il presidente Giovanni Sgambatti ha letto la sentenza è sbottata così e ha lasciato il tribunale in lacrime. Un verdetto che non è piaciuto alle famiglie delle due vittime e che è stato accolto in silenzio dai congiunti dell’imputato. È stato questo l’epilogo di un’udienza difficile, davvero difficile. Mentre l’avvocato Enzo Frediani, che difende Andrea Mazzi, andava avanti con la sua arringa, le famiglie dei due ragazzi uccisi a coltellate dall’imputato hanno espresso tutto il loro malumore. E a questo hanno replicato i parenti di Mazzi. Ne è nata una discussione animata in aula tra la mamma di Andrea Fruzzetti e il padre di Andrea Mazzi. Il presidente del collegio Giovanni Sgambati è intervenuto per riportare la calma con una frase: «È una tragedia per tutti, ma noi dobbiamo continuare il processo». Ed era proprio un clima da tragedia che si avvertiva tra chi piange chi non c’è più e chi sa di dover perdere un ragazzo perché rinchiuso in un carcere per il resto della sua vita. Mentre Frediani spiega che Mazzi non ha usato crudeltà prendendo a calci Fruzzetti steso in terra ormai esanime la mamma di quest’ultimo non può che alzare la voce e commentare «e infatti gli ha spaccato il cuore». Più volte le hanno detto che non può farlo, ma tant’è è impossibile fermarla. Comprensibile. Così come è stata comprensibile la replica del papà di Mazzi, che ha alzato la voce ma solo per chiedere alla donna di fare silenzio: «Ci vuole far capire anche a noi cosa sta succedendo? Possiamo difenderci dalle accuse senza essere interrotti?». Lo hanno fermato e lo hanno portato fuori per farlo calmare. Rientrerà, ma poi uscirà nuovamente per stemperare la tensione.

Le interruzioni non finiscono qui perché anche la mamma di Baria si fa sentire quando il legale di Mazzi spiega che il suo Enrico aveva assunto della cocaina e che quindi non era conscio del pericolo che stava correndo affrontando Mazzi: «È una vergogna dire queste cose, mi dispiace interrompervi ma ve lo devo dire». E poi è uscita, come aveva fatto altre volte quando le erano saltati i nervi ascoltando chi le diceva come era morto suo figlio».

Ma l’arringa di Frediani è stata interrotta anche altre volte, quando soprattutto ha toccato il tasto del pentimento. E quando ha detto che le parti civili non volevano il risarcimento ma la vendetta. Entrate e uscite dall’aula sono state controllate da un folto servizio d’ordine: tra la polizia penitenziaria e i carabinieri c’erano una quindicina di uomini e donne in divisa. Un cordone di sicurezza che ha fatto in modo di farsi notare il meno possibile, nonostante la presenza massiccia in aula. Ma la tensione era evidente, anche quando in tarda mattinata sembrava che effettivamente la sentenza dovesse slittare a lunedì per il protrarsi dell’arringa dei legali di parte civile.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera