Il Tirreno

La sentenza

Duplice omicidio di Natale: 30 anni ad Andrea Mazzi

Danilo D'Anna
Andrea Mazzi
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Andrea Mazzi

Massa, i giudici hanno riconosciuto le attenuanti: niente ergastolo per la morte di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria

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MASSA. Il presidente del collegio Giovanni Sgambati ha letto la sentenza che condannava a trent’anni di reclusione Andrea Mazzi, per il duplice omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria, con la voce rotta dall’emozione. Una decisione arrivata dopo quasi due ore di camera di consiglio e un’udienza carica di tensioni. I giudici, togati e popolari, hanno riconosciuto le attenuanti all’imputato, pur validando le aggravanti che pesavano sul capo di imputazione (crudeltà per il delitto Baria, premeditazione per l’omicidio Fruzzetti e futili motivi) e così non hanno dato l’ergastolo. Che era «la sentenza giusta» che volevano i familiari di chi la notte di Natale del 2013 ha perso la vita sotto i colpi rabbiosi di Mazzi. E per questo c’è stato malumore in aula, con una mamma che ha lasciato il tribunale in lacrime non appena ha sentito che le veniva riconosciuto un risarcimento.

Termina così (almeno per quanto riguarda il primo grado) un processo che ha tenuto con il fiato sospeso un’intera città. E che ha regalato colpi di scena a non finire, come quello di chiedere l’incapacità di intendere e di volere per Mazzi. Il perito del tribunale ha detto il contrario, pur riconoscendo che qualche problema il giovane ce l’ha, ma non tale da non essere giudicato come una persona sana.

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Alla fine accusa e difesa hanno vinto entrambe: la prima perché il collegio ha avallato la ricostruzione fatta dalla procura, riconoscendo le aggravanti di una mattanza che aveva lasciato tutti senza parole; la seconda perché è riuscita ad avere il minimo della pena (almeno in questa fase) con le attenuanti. La scampata “fine pena mai” è molto importante per gli avvocati di Andrea Mazzi perché nell’appello andranno a contestare le aggravanti riconosciute dal tribunale di Massa e quindi potrebbero spuntare un ulteriore sconto di pena. Ma la cosa più importante è che la condanna a trenta anni apre uno scenario diverso per il detenuto Mazzi, che in questo modo nel giro di cinque o sette anni potrebbe cominciare a mettere il naso fuori dal carcere. Non solo: se dovesse continuare a mantenere una condotta impeccabile in cella, come ha fatto dal momento che è stato incarcerato, potrebbe uscire definitivamente molto prima del 2045. Insomma, gli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani non hanno potuto dire di essere contenti perché ci sono due giovani vite spezzate, ma il succo in fondo è questo.

C’era timore per la reazione delle famiglie coinvolte in questa storia. Visti anche i battichecchi precedenti. Letta la sentenza non è successo niente, solo lo sfogo di una mamma che ritiene di non avere avuto giustizia. Ma quella voce rotta dall’emozione del presidente Sgambati cancella ogni possibile dubbio.

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