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Marmettola negli alvei, cittadini parte civile

Marmettola negli alvei, cittadini parte civile

«Chi inquina paga i danni»: se ci saranno rinvii a giudizio il Consorzio di Bonifica è pronto a costituirsi in tribunale. Il presidente: ci sono gravi costi ambientali

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MASSA CARRARA. «Se ci saranno rinvii a giudizio per la vicenda della marmettola nei rii, il Consorzio di Bonifica si costituirà parte civile nei confronti di chi ha provocato lo sversamento perché deve valere il principio secondo cui chi inquina, paga»: parola di Ismaele Ridolfi, presidente del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord che annuncia così l’intenzione del suo ente di costituirsi parte civile in eventuali procedimenti giudiziari sulla vicenda dell’inquinamento da marmettola. Un’ipotesi poi non così remota visto che, come sottolinea lo stesso presidente, «il fenomeno dell’intorbimento delle acque dei rii da marmettola ha acquisito contorni giudiziari, con l’avvio di apposite indagini finalizzate ad individuare le eventuali responsabilità e i possibili rilievi penali». La vicenda, lo ricordiamo, era stata sollevata a fine agosto dal “Gruppo d’intervento giuridico onlus” che, aveva chiamato in causa il Ministero dell’ambiente e tutela del territorio: da Roma era partita così una missiva, indirizzata ad Arpat, Regione Toscana, Parco delle Alpi Apuane, Provincia di Lucca e di Massa Carrara in cui si invitavano gli enti locali a intervenire sui torrenti Carrione e Frigido, per contrastare l’inquinamento da marmettola, evitando così un contenzioso con la Commissione Europea che potrebbe costare all’Italia una sanzione da 10 milioni di euro per «la cattiva attuazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat». Sulla scia di questo contenzioso il Consorzio di Bonifica si schiera «a fianco di tutti i cittadini» e contestualmente alla costituzione di parte civile annuncia di essere pronto a chiedere una sorta di risarcimento per le spese di manutenzione: ai responsabili dell’inquinamento da marmettola, precisa Ridolfi , il consorzio chiederà di «pagare i costi aggiuntivi per l’effettuazione della manutenzione, che per il momento siamo stati chiamati noi a coprire». Il presidente spiega infatti che la presenza di marmettola nei corsi d’acqua, oltre ad avere «gravi implicazioni ambientali, finisce per moltiplicare i costi di manutenzione», perché « il materiale che ci troviamo a scavare, nella fase di manutenzione, aumenta in maniera significativa. E spesso è anche inquinante. E così i costi lievitano». Un ragionamento che, conclude il presidente, è ispirato al «più democratico dei principi: chi inquina, paga. E noi non mancheremo di presentare il conto: come è giusto che sia nei confronti di tutti i nostri consorziati che pagano quel contributo di bonifica, che ci permette di effettuare i lavori di manutenzione sul reticolo idraulico». Di qui l’appello alle autorità competenti: «noi, come i cittadini, i comitati, le associazioni e le altre istituzioni – dicono dal Consorzio di Bonifica – chiediamo massima chiarezza nel più breve tempo possibile». (c.ch.)

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