Il Tirreno

«Investimenti strozzati»

di Melania Carnevali
«Investimenti strozzati»

La valorizzazione dell’area non decolla. Le accuse di Pardini (Turimar)

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MASSA. «Sulla valorizzazione del fronte mare c’era già un progetto valente. Ma è mancato il coraggio politico-amministrativo per dare risposta positiva all'urgenza e al valore dell'iniziativa. Adesso l'occasione del Piano strutturale e del Regolamento urbanistico deve essere colta al fine di risolvere, in maniera organica e di migliore uso, proprio ai fini dello sviluppo economico, ambientale e sociale, il sistema delle ex colonie, quale fondamentale progetto e programma, nell'avvenire dell'economia massese». A parlare è Achille Pardini, amministratore unico della Asi, holding del gruppo Bogazzi e Red Graniti-Conti proprietario delle colonie Olivetti e Torino, durante un convegno che ha preso vita ieri mattina alla Torre Fiat e a cui hanno partecipato architetti, ingegneri, avvocati, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni con un obiettivo: trovare una strada comune, e sensata, per la valorizzazione delle ex colonie. Che però è maledettamente lunga.

Il tema torna infatti, ciclicamente, a occupare il dibattito pubblico, accompagnato da nuove idee, progetti, investimenti. Che però poi non vengono mai realizzati. Adesso pubblico e privato tornano a confrontarsi dotati, questa volta, anche degli strumenti urbanistici necessari (piano strutturale e regolamento urbanistico). Hanno parlato, oltre a Pardini, Maria Teresa Rossi, della Verve (società che gestisce la Torre Fiat), Franco Lorenzani e Massimiliano Nocchi, progettisti del regolamento urbanistico del Comune, l'avvocato Luigi Marchetti e lo stesso sindaco Alessandro Volpi, che è intervenuto sostenendo che la volontà di recuperare le ex colonie c'è, ma che, per il momento «cercheremo di riqualificare – dice – la struttura della colonia Ugo Pisa con i fondi regionali», per poi destinarla al convitto dell'istituto alberghiero. E a ascoltare c'erano imprenditori, campeggiatori, buona parte del Pd massese, consiglieri comunali.

«Sicuramente è un bene che vogliamo valorizzare – commenta Lorenzani - quindi bisogna domandarci quali sono gli strumenti per raggiungere l'obiettivo e in quali tempi. C'è bisogno di due soggetti per raggiungere gli obiettivi: enti pubblici e un'imprenditoria intelligente, la cui prospettiva di redditività non si scontri con il bene di cui si sta parlando e con le prospettive che la collettività ha in mente su questi beni. Sicuramente – continua - attualmente c'è una noncuranza del valore di questo bene (le ex colonie, ndr)». Il tecnico ha ricordato poi che il regolamento urbanistico prevede ambiti di conservazione («e non significa di tenerli in stato di degrado», dice), ognuno dei quali con la sua specifica normativa che prevede piani di dettaglio. Tutto a partire dal fatto che non ci sarà un aumento della superficie volumetrica («visto che quelli esistenti sono sufficienti e già tanti») che alcune strutture potranno essere semplicemente ristrutturate e altre, in accordo con la Sovrintendenza, abbattute e ricostruite ex novo. «Ma in tutto questo – continua Lorenzani - ci deve essere la fattibilità dell'intervento, altrimenti il piano è azzoppato e non attira gli interventi necessari. Non bisogna rimanere a comparti separati fra privato e pubblico. Il nostro progetto punta a questo: recupero con possibilità reali». Cosa che non trova d'accordo tutti.

Secondo Pardini il regolamento urbanistico adottato«per quanto concerne la Turimar, dà solo parziale spazio al progetto che era stato presentato (dalla Turimar stessa nell'aprile del 2012), e non lo rende possibile con la riduzione al 15% della superficie utilizzabile (pur senza nuove edificazioni ma solo con ristrutturazioni) per costruire appartamenti da vedere sul mercato, facendo venir meno l'equilibrio economico finanziario dello stesso progetto, che è elemento sostanziale e indispensabile per qualsiasi investimento. Come pure – continua – rimane aperto il problema delle aree pubbliche».

Il progetto sulla Turimar presentato al Comune, per un investimento di 30 milioni di euro, prevedeva infatti che il 75% venisse destinato a funzioni ricettive di cui il 50% per realizzare un nuovi maxi albergo con oltre 100 posti letto, piscina, spa, sala fitness, sala riunioni, con tanto di piazza esterna aperta al pubblico. Mentre negli ultimi due piani, nel restante 25%, si sarebbero ricavati appartamenti. Il tutto servito da parcheggi e parco pubblico. Secondo Pardini, appunto, è mancato «il coraggio politico amministrativo » per dare vita al progetto e, adesso, il regolamento urbanistico sembra “strozzarlo”.

Ma ieri si è parlato di tutto il fronte mare della zona colonie, oggi perlopiù in stato di abbandono, e di come fare per valorizzarlo, anche alla luce dei progetti degli studenti del Politecnico di Milano. Tante le idee: un grande viale unico, con piazze che si affacciano sul mare (eliminando anche, dove necessario, le strutture degli stabilimenti), alberi, piste ciclabili, palazzi ristrutturati, belli, moderni, una spa, negozi, qualche casa. Un nuovo volto, una nuova vita, che, per ora, rimane fantasia.

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