Il presidio
Armi in casa di Pucci: la faida non è finita
I carabinieri indagano sul fucile da caccia rubato e ritrovato nel garage, sulla pistola “truccata” e sui coltelli da Rambo
MASSA. Il fucile da caccia, rubato, era nascosto nel garage sotto casa, in un pertugio introvabile per tutti, ma non per il cane Haron. La pistola scacciacani, modificata e trasformata in un’arma in grado di ferire e uccidere, l’aveva nascosta con cura in una vecchia auto abbandonata in giardino. Il machete, e il coltellaccio, due armi “bianche” con lame da 40-50 centimetri erano, invece, in casa, quasi in bella vista, comunque non nascoste. Questo hanno trovato i carabinieri del nucleo operativo di Massa nella villetta di Montignoso dove vive, con la famiglia, Giacomo Pucci, il ventinovenne ritenuto dagli inquirenti uno dei protagonisti della “guerra tra bande” culminata nel duplice omicidio del Natale 2014. Un piccolo arsenale, forse un equipaggiamento “da difesa”, forse armi detenute in vista di qualche nuovo gesto, che preoccupa e interessa molto i carabinieri. Per diversi motivi.
Le armi sono state trovate nell’abitazione della famiglia Pucci dove Giacomo, fino all’altro giorno risiedeva in regime di arresti domiciliari, con tanto di braccialetto elettronico. Il controllo a casa Pucci è scattato, spiega il comandante del nucleo operativo Tiziano Marchi, dopo che Giacomo Pucci aveva infranto alcuni delle limitazioni alla libertà personale imposti dal tribunale assieme ai “domiciliari”: aveva cioè disobbedito a divieti come quello di comunicare con l’esterno o di ricevere visite. È un fatto, però che alla villetta di Montignoso, i militari si presentano con Haron, il pastrore tedesco dell’unità cinofila del nucleo di Firenze, un cane specializzato nella ricerca di armi ed esplosivi. Appena entrato nell’abitazione di Pucci, Haron “impazzisce”, fiuta la presenza di odore di polvere da sparo, annusa dappertutto e conduce i militari alla scoperta del fucile e della pistola.
Il fucile da caccia, un calibro 12, risulta rubato nella primavera del 2013 nel territorio provinciale; la pistola arancione, in origine una innocua scacciacani modificata in modo da sparare proiettili, era stata invece acquistata in un negozio, così come il coltello da “rambo” e il machete. Il cane Haron trova anche alcuni proiettili e cartucce. Pucci assiste alla perquisizione senza dare segni di inquietudine; «non ho niente», prova a dire ai carabinieri prima che il pastore tedesco lo smentisca.
Gli uomini dell’Arma stanno adesso indagando su come il fucile e la pistola siano entrati in possesso del giovane. Quelle armi erano già in casa quando Pucci venne arrestato dopo l’accoltellamento, avvenuto il 22 dicembre 2013 davanti all’ex Baraonda dove venne ferito Giacomo Menchini (reato per cui Pucci è stato condannato in primo grado a 8 anni e 4 mesi, pena ridotta a ridotta a 6 anni e sei mesi in Appello), ma non furono rinvenute nella prima perquisizione? Oppure il giovane se le è procurate successivamente, magari perchè si sentiva minacciato? E come ha fatto un fucile da caccia rubato a finire in suo possesso? Interrogativi per ora senza risposte, così come ancora non è accertato se quelle armi sono state usate in uno dei ripetuti episodi di sparatorie succedutisi negli ultimi mesi. Le perizie dei carabinieri potranno dare risposte importanti in questo senso. Anche per ricostruire meglio la “guerra per bande”.
Intanto Pucci torna in carcere e su di lui pesano ora anche le accuse di detenzione illegale di armi e di ricettazione.(c.f.)
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