Il presidio
Armi in casa, arrestato Giacomo Pucci
La scoperta dopo una sparatoria: a trovare pistola e fucile i carabinieri accompagnati da un cane investigatore
MASSA. Accade qualcosa che non sarebbe dovuto accadere: spari da arma da fuoco. Qualcosa che mette sull’attenti le forze dell’ordine, che fa temere una ripresa della guerra tra bande, una nuova escalation di violenza. Nonostante molti dei componenti di quelle bande, dopo l’operazione “Spari e dispari” della scorsa estate, siano finiti in carcere.
Colpi d’arma da fuoco, quindi, che spingono la Corte d’appello di Genova a revocare i domiciliari a Giacomo Pucci, ventinovenne massese, residente a Montignoso. Gli inquirenti ritengono che non sia estraneo all’episodio. Pucci sta scontando la pena (la sentenza non è ancora definitiva) per l’accoltellamento di Giacomo Menchini all’ex disco pub Baraonda, nel dicembre del 2013, pochi giorni prima del duplice omicidio di Natale. Dopo un anno e mezzo in carcere, a marzo ottiene i domiciliari: è a casa, con il braccialetto elettronico, ma la Corte decide che - forse proprio per gli spari sospetti - in carcere deve tornare.
I Carabinieri, però, non si limitano a notificargli l’atto dei giudici di Genova e, giovedì mattina, danno un’occhiata alla casa in cui vive e al terreno circostante. Ad accompagnarli c’è anche un cane investigatore, addestrato a fiutare armi e munizioni. E il fiuto non sbaglia: in casa di Giacomo Pucci e nel giardino dell’abitazione i militari trovano una pistola e un fucile. Ci sono anche le munizioni: scattano quindi le manette per detenzione illegale di armi da fuoco.
Pucci quindi va in carcere per la revoca dei domiciliari e perché i Carabinieri trovano armi in casa sua. Per questa seconda ipotesi di reato è prevista, questa mattina, l’udienza di convalida, alla presenza dei legali di Pucci, gli avvocati Carlo Brondi e Francesco Persiani. Le armi sono state sequestrate dai Carabinieri e sono in corso gli accertamenti balistici per verificare se - ed eventualmente quando - abbiano sparato. Un nuovo tassello nelle mani degli inquirenti, nell’ambito della complessa ricostruzione della guerra tra bande. Vicenda in cui Giacomo Pucci svolge - o comunque ha svolto - un ruolo da protagonista.
Il ventinovenne è, infatti, presente in piazza De Andrè, a Cinquale, nell’ottobre del 2013, durante la rissa che gli inquirenti definiscono la madre della guerra tra bande che ha portato due mesi dopo all’omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria. Per la rissa a Cinquale Giacomo Pucci è a processo con Andrea Mazzi (imputato per il duplice omicidio), la sorella Elisa Mazzi e Adil Amroui (già condannato dal gup a 10 anni per concorso anomalo nell’omicidio di Fruzzetti).
Il processo per la rissa si è aperto il 6 ottobre con il cambio del giudice: Giovanni Sgambati ha, infatti, rinunciato all’incarico per evitare l’ipotesi di incompatibilità. Presiede, infatti, il collegio giudicante che dovrà pronunciarsi in Corte d’assise sugli omicidi di Natale.
Pucci è in piazza De Andrè il 23 ottobre del 2013 - almeno secondo gli inquirenti - ed è al disco pub Baraonda due mesi dopo, il 22 dicembre, due giorni prima della morte di Fruzzetti e Baria. Al Baraonda ci scappano le coltellate: Pucci è stato condannato in primo grado e in appello per aver gravemente ferito Giacomo Menchini all’addome. Il reato contestato è tentato omicidio.
Il Tribunale, in primo grado, lo ha condannato a 8 anni e 4 mesi, la Corte d’appello ha ridotto la pena a sei anni e sei mesi con la concessione della attenuanti generiche. A marzo la Corte ha concesso i domiciliari, con l’ausilio del braccialetto elettronico. Fino alla revoca dei giorni scorsi e all’arresto per detenzione di armi. Si apre, quindi, un nuovo procedimento a carico di Pucci e si aggiunge una tessera al puzzle degli inquirenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
