Il Tirreno

Mense, scoppia la guerra della minerale

Mense, scoppia la guerra della minerale

Il Comune vuole l’acqua del rubinetto, ma molti bimbi arrivano con la bottiglia. E qualcuno contesta: o tutti o nessuno

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MASSA. La mattina ti prepari per la scuola e sai che devi ricordarti il grembiule e lo zaino. Non pensi che devi prendere anche la bottiglia d’acqua che la mamma ti ha lasciato sul tavolo. E invece quella bottiglietta, da un paio di settimane, finisce nelle cartelle di parecchi alunni dell’infanzia e della primaria. A mamme e papà (o almeno ad una parte di loro) non va giù che i piccoli bevano l’acqua del rubinetto e provvedono di tasca loro a fornire la minerale. La mettono in cartella, la consegnano alla maestra, l’affidano ai bambini. Polemica che va avanti da mesi e a quanto pare non intende annegare - la metafora calza a pennello- in un bicchier d’acqua.

Tutto comincia - per ripercorrere la vicenda - con il nuovo capitolato d’appalto in base a cui, alla fine dello scorso anno scolastico, l’amministrazione assegna il servizio mensa. Quel capitolato parla chiaro: acqua del rubinetto a tavola. Le famiglie, prima di autorizzare l’arrivo delle brocche, chiedono a Palazzo civico analisi accurate sulle tubature degli edifici. L’amministrazione le analisi le fa, risolve qualche problemino, poi dà il via libera alle bevute dalla cannella. Ma il cambiamento scatena il caos con tanto di cartelli di protesta affissi nelle scuole (ce n’è uno a Camponelli, un altro a Santa Lucia) e soluzioni fai da te. Bambini con la bottiglietta, bambini che bevono acqua del sindaco, intere classi in cui i genitori si autotassano e comprano minerale, alunni sulla cui bottiglia è pure scritto nome e cognome. E qualche piccolino che, vedendo l’amichetto con la bottiglietta, la minerale pretende di averla pure lui il mattino. Le mamme si organizzano, in alcuni istituti sono comparsi cartelli in cui chi è contrario all’utilizzo dell’acqua del rubinetto chiede che si uniscano le forze per convincere il Comune a fare il passo indietro. In alcune classi di una scuola elementare cittadina le famiglie, per evitare il disagio di ricordarsi la bottiglia ogni giorno, hanno deciso di fare un acquisto collettivo e di portare le casse di acqua Fonteviva a scuola. C’è il fronte del no, ma c’è pure il fronte del sì: mamme e papà che la logica di fare bere ai piccoli l’acqua dell’acquedotto la condividono in pieno. Ma anche quelle famiglie sono sul piede di guerra, vogliono capire come funziona il momento del pasto, essere certi che tutti bevano l’acqua della brocca per evitare che siedano, l’uno vicino all’altro, bimbi che bevono acque diverse. Quella del sindaco, quella in bottiglia. Insomma, all’idea che i loro figli si sentano di serie B proprio non ci stanno. A fare da mediatore c’è il Comune: ribadisce che l’acqua è controllatissima. «L’acqua - spiega Mauro Fiori, assessore all’istruzione - è controllata quotidianamente da Gaia. A quei controlli si aggiungono quelli effettuati dall’azienda sanitaria. Il Comune, a sua volta, ha svolto ulteriori verifiche affidandosi ad un ente certificato e prelevando campioni da tutti i rubinetti degli istituti scolastici. L’acqua è sicura. I bambini devono bere acqua del rubinetto, non devono portare la minerale. E non è soltanto una battaglia culturale a tutela dell’ambiente - aggiunge - ma anche il rispetto di linee guida regionali sposate dall’Asl. Senza dimenticare che la Fonteviva è di proprietà pubblica, fornirla non rappresenterebbe un costo». Ma per dissipare ogni dubbio, il Comune mette in campo una serie di incontri in ogni circolo. Perché la polemica, questa volta, anneghi davvero in un bicchiere d’acqua.

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