Il presidio
Cocombola, cantiere riaperto
Dopo il crollo del muro, operai e mezzi al lavoro sul fosso fin dalle 7 del mattino
MASSA. Ci sono le ruspe, ci sono gli operai. Ci sono gli occhi di chi lungo il Cocombola vive e ai lavori di adeguamento idraulico del fosso ci tiene.
È il giorno dopo l’incidente: mercoledì mattina, alle 8 e 30, gli operai sono al lavoro all’altezza del vecchio ponte (ora demolito) tra via del Melaro e via Pratta. Stanno realizzando uno zoccolo di contenimento ai piedi di un muro per limitare gli effetti erosivi dell’acqua. Il muro crolla e sotto le macerie rimangono due operai. Giovanni Sarti, 44 anni di Villafranca, riesce a liberarsi: è ancora ricoverato a Carrara con dolori alla spalla, ad una caviglia, con un ferita ad un sopracciglio e tanta paura. Più grave, ma fuori pericolo, Tarcisio Ricolini, 59 anni, di Mulazzo: per liberarlo dal peso delle macerie, i vigili del fuoco, aiutati dai colleghi dei due operai, hanno lavorato un’ora. Ricolini è ancora a Pisa, nel reparto di medicina d’urgenza, con una prognosi di 40 giorni. Sta meglio anche il capocantiere Valter Dal Toro, ferito durante il crollo: punti di sutura e 10 giorni di prognosi.
Il cantiere è stato rimesso in sicurezza mercoledì, le ruspe hanno lavorato fin oltre le 9 di sera: sono stati collocati grossi blocchi nel punto in cui è crollato il muro, per garantire la tenuta dell’argine. Ieri mattina il cantiere quindi riapre i battenti, qualche operaio, che ha assistito al crollo, è ancora turbato e lavora silenziosamente, sotto gli occhi di alcuni residenti. «Alle sette del mattino - racconta una signora affacciandosi sull’argine - gli operai erano già al pezzo. È andata bene - anche chi vive a Romagnano è scosso dall’accaduto - quei due uomini se la sono vista brutta».
Ma i lavori - a tragedia sfiorata, ma evitata - devono andare avanti: «È importante mettere in sicurezza il Cocombola ed è importante farlo adesso che il bel tempo aiuta. Se arrivano nuovamente le piogge autunnali dobbiamo farci trovare pronti, è troppo rischioso interrompere le opere». Alle 10 e 30 le ruspe sono in azione all’altezza dell’Aurelia, proprio all’inizio del cantiere. Ma operai e residenti assicurano di aver lavorato, a lungo, dalle sette, all’altezza del muro ceduto mercoledì.
Lavori ripresi, quindi, dopo la messa in sicurezza, per terminare l’allargamento dell’alveo, la posa delle parancole e il rinforzo degli argini.(c.s.)
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