Italia
Ma i lavori in corso non si fermeranno
Attivate le verifiche sull’incidente, ma il sequestro non c’è Ieri il cantiere è stato messo in sicurezza, oggi si riparte
MASSA. Quel cantiere Romagnano l’aspetta da una vita, «dai tempi della guerra»: Umberto Della Bianca, classe 1939, misura il tempo con gli avvenimenti e la guerra non si dimentica. Lui il Cocombola lo conosce bene, il suo terreno, su via del Melaro, si affaccia sul fosso: «Ho ceduto 5 metri della mia proprietà perché venissero realizzati i lavori all’alveo e l’abitato fosse in sicurezza». Perché da quelle parti cosa significhi non sentirsi sicuri lo sanno bene: nel 2012 sono finiti sotto l’acqua. «Abbiamo avuto davvero paura e da allora non dormiamo più quando piove. E così non si può vivere». Quei lavori per Umberto - e per chi vive a Romagnano - sono un traguardo raggiunto: «La mattina vengo a vedere, saluto gli operai. Ormai sono mesi che li vedo». Li ha salutati anche ieri mattina, poi quel boato: «Sono venuto a dare il buongiorno, poi ho visto il muro crollare e due uomini finire sotto il peso delle macerie, ho temuto il peggio. È andata bene».
Lavoravano, quei due uomini, all’adeguamento idraulico del Cocombola (che, scendendo verso mare prende il nome di Ricortola): erano all’altezza del vecchio ponte, ora abbattuto, che univa via Pratta a via del Melaro. L’intervento è iniziato la scorsa estate: dopo l’alluvione del 2012, dalla Regione arrivano parecchi soldi e il Comune inaugura una serie di lavori per la messa in sicurezza. Partono le opere in Candia, il rifacimento dei cinque ponti sul Ricortola e, appunto, l’adeguamento idraulico del Cocombola, nel tratto compreso tra l’Aurelia e Romagnano. Un intervento complessivo da 2 milioni di euro finanziato da Firenze, nell’ambito del piano di difesa suolo: allargamento dell’alveo, realizzazione delle parancole, ricostruzione di due ponti (uno proprio quello tra via Pratta e via del Melaro). I lavori vengono assegnati dal Comune, con procedura negoziata, alla Coaf, società cooperativa lunigianese. In estate il cantiere apre i battenti.
Ieri, gli operai stanno lavorando allo zoccolo di rinforzo ad un muro preesistente, lato via Pratta. Non un’opera strutturale - spiegano i tecnici - ma funzionale al contenimento del fenomeno erosivo sul muro. Ed è quel muro a cedere:due uomini (entrambi feriti, ma fuori pericolo) finiscono sotto le macerie. Salvati i due operai, inizia la messa in sicurezza che si conclude in serata. Oggi le ruspe torneranno in azione. Nè il cantiere, infatti, nè la porzione di muro sono oggetto di sequestro. Sul posto, a verificare l’accaduto, c’è anche l’Asl: accerta che lo stato dei luoghi, per ripristinare le condizioni di sicurezza nel cantiere e delle case, è stato modificato, è comunque diverso rispetto al momento dell’incidente, ritiene, quindi, poco utile inoltrare richiesta di sequestro all’autorità giudiziaria. Informa, però, dell’accaduto - come è prassi - la Procura (il magistrato di turno ieri mattina è Rossella Soffio). Non risultano comunque indagini penali in corso. L’ingegner Maura Pellegri, responsabile Asl per la sicurezza e la prevenzione nei luoghi di lavoro, spiega che «la dinamica dell’accaduto è chiara, adesso si tratta di fare verifiche per capire cosa abbia determinato il cedimento. Dovremmo ricostruire lo stato precedente del muro, capire che tipo di lavori si stavano eseguendo e cosa abbia determinato il crollo. Il muro è un manufatto esistente da anni». Un manufatto - spiega l’amministrazione - realizzato con sanatoria regolarmente depositata al Genio civile. Anche Palazzo civico, che i lavori, con fondi regionali, li ha assegnati, sta facendo i dovuti accertamenti. Il sequestro non c’è (comunque difficile che scatti lungo un corso d’acqua), al cantiere partono immediatamente gli interventi per la messa in sicurezza e il ripristino: lo scopo è rinforzare la base del muro ceduto. Gli operai, affiancati dai tecnici del Comune e dai vigili del fuoco, liberano l’alveo e collocano una serie di geoblocchi per garantire la tenuta dell’argine. In serata l’intervento è concluso e stamani le ruspe riaccendono i motori: il Cocombola - chi ci vive vicino lo sa bene - può stare per settimane senza un goccio d’acqua, ma se piove - e di questi tempi capita spesso - diventa potentissimo. E lo ha già dimostrato. I tecnici, quindi, hanno valutato che i lavori debbano riprendere per la sicurezza dei residenti e delle loro case. Oggi si torna a lavorare, lungo il Cocombola, all’altezza del ponte che univa via del Melaro a via Pratta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
