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Raddoppiano i canoni Balneari in rivolta: «Ci fanno chiudere»

Raddoppiano i canoni Balneari in rivolta: «Ci fanno chiudere»

La Regione vuole “ritoccare” l’addizionale sulle concessioni Una batosta per bagni, ristoranti e locali di tutto il litorale

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MASSA. La Regione lo definisce “ritocco”. Per i balneari è un’autentica stangata, uno di quei colpi che può fare chiudere le aziende. È l’aumento dell’imposta regionale sui canoni demaniali marittimi, cioè sull’affitto che i concessionari – stabilimenti balneari ma anche pizzerie, pub e ristoranti che sorgono su terreno del Demanio – pagano per la loro attività sul mare. La tassa regionale è ora il 25 per cento del canone; se la proposta della giunta diventerà “legge”, salirà al 100 per cento. Un aumento secco del 75% che allinea l’addizionale regionale al canone versato allo Stato: chi ha una concessione pagherà il canone ai Comuni (che poi lo girano allo Stato) ed esattamente lo stesso importo alla Regione. Per esemplificare: un bagno che oggi paga 1.000 euro di canone demaniale e 250 euro di addizionale regionale, cioè 1.250 euro; si vedrà da quest’altro anno alzata l’imposta a 2.000 euro. Non poco. Anche se, spiegano da Firenze, la legge consentiva di alzare l'imposta fino al 300 per cento e la Regione si è “limitata” a un “ritocco” meno rilevante. La manovra, per adesso solo una proposta, permetterà alla Regione Toscana di incassare 10,35 milioni di euro contro i 2 milioni e 750 mila riscossi nel 2014.

La stangata sulle concessioni è contenuta nella proposta di legge di stabilità della Regione Toscana – in pratica il bilancio 2016 – licenziata dalla giunta guidata dal governatore Enrico Rossi e inviata ai sindaci revisori. Una manovra che non prevede nessun altro aumento delle “tasse” che la Regione impone ai suoi cittadini: Irpef regionale, bollo auto, accise regionali sulla benzina, Irap. Ma che calca la mano sul turismo balneare.

La prima reazione degli operatori del settore è di rabbia e di scoraggiamento. «Non ho parole. Con questi aumenti le aziende chiudono», dice Luca Martini della Compagnia del Mare, associazione di stabilimenti balneari che raggruppa una quarantina di aziende. «Un colpo durissimo, tanti operatori non riusciranno a reggerlo», gli fa eco Stefano Gazzoli, presidente del Consorzio Riviera Apuana.

Di sicuro le due associazioni e i rispettivi “sindacati” nazionali: Confesercenti per Riviera Apuana e Assindustria per la Compagnia del Mare, si batteranno con forza, utilizzando tutti i loro canali e poteri di farsi ascoltare per modificare la proposta della giunta Rossi. Una battaglia “per la sopravvivenza del settore”, la definiscono Gazzoli e Martini, pur consapevoli che la loro non è una posizione che gode di grandi consensi nell’opinione pubblica – i concessionari dei bagni vengono accusati di pagare canoni molto bassi rispetto ai fatturati che generano ogni anno – e convinti che, comunque, la materia debba essere rivista.

Dice con amarezza Martini: «Siamo l’unica categoria che ha detto: sì alzateci le tasse. Ma non in questo modo, con aumenti così drastici. E bontà sua che Rosis non ha aumentato del 300% Prima occorre riallineare i canoni, fare in modo che le attuali sperequazioni, per cui uno stabilimento paga più del doppio di quello vicino perchè ha strutture (bar, locali) classificate come “non facilmente amovibili”. ».

Non è solo questo, aggiunge Stefano Gazzoli: «Che i canoni debbano essere rivisti lo diciamo anche noi da tempo. Però, occorre tenere conto che per noi balneari il futuro è incerto, mi riferisco alla direttiva Bolkestein e all’asta delle spiagge, una partita non ancora chiusa. E la crisi non è finita. I bagni anche quest’estate hanno assunto meno stagionali, i titolari sono tornati a fare i bagnini, le mogli e i figli a fare i baristi... No, questa stangata è ingiusta. Ci saranno stabilimenti piccoli, con pochi metri di fronte mare e magari anche alle prese con l’erosione che non reggeranno».

Il rischio, poi, è che il conto finale lo paghino i clienti: che la stangata i balneari la ammortizzino con ritocchi alle tariffe per ombrelloni e cabine. «Improponibile, in questa fase di crisi, pensare di aumentare le tariffe per il cliente», dicono i balneari. Ma la partita è aperta.

Claudio Figaia

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