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Tariffe del marmo, al via i nuovi ricorsi
Assindustria, 21 aziende e le coop tornano davanti al Tar
CARRARA. Marmo, una nuova pioggia di ricorsi contro le tariffe del marmo o meglio su quelle stabilite dal Comune in applicazione della legge regionale 35 del 2015 che prevedono una diminuzione della percentuale del canone (dall’8 al 5%) e il raddoppio del contributo regionale, su base più ampia quindi, che passerebbe da 5,25 fino al 10%.
I nuovi ricorsi. Un ricorso unico, è firmato da Assindustria e 18 aziende del settore, fra le big del settore ed è affidato agli avvocati Riccardo Diamanti, Chiti e Lenzetti.
C’è poi quelle delle cooperative dell’escavazione che si sono mosse per conto proprio, e altri tre provvedimenti individuali, curati sempre dall’avvocato Riccardo Diamanti e dal legale Menchini.
La determinazione del canone e contributo stabilite in una delibera di giunta pubblicata il 30 giugno scorso e in una deliberazione del Consiglio comunale pubblicata il 2 luglio, sono alla base della nuova ondata di ricorsi che arriva proprio dopo che, il mese scorso in primo grado, il Tar aveva dato ragione a Assindustria e alle aziende. I nuovi provvedimenti sono partiti proprio in questi giorni.
il primo round. Solo un mese fa il Tar ha accolto i ricorsi presentati da un gruppo di aziende, che avevano chiesto l’annullamento delle delibere di giunta con cui il Comune annullava gli accordi del 2008 prevedendo nuovi canoni di concessione e facendo salire, senza alcun passaggio al tavolo di settore, l’aliquota dal 5 all’8 per cento a coloro che non avevano firmato.
Il tribunale amministrativo ha dichiarato illegittima la delibera del Comune che nel 2014 prevedeva la determinazione del canone concessorio degli agri marmiferi diverso dagli accordi del 2008. Il Comune, visto che alcune aziende non avevano firmato, aveva ritenuto nulli gli accordi del 2008, 2009, dal momento che «non erano stati sottoscritti da tutti gli industriali».
Da qui l’impugnazione da parte di un nutrito gruppo di aziende che hanno fatto ricorso contro «l’eccesso di potere, la contradditorietà, la violazione del principio di proporzionalità, l’irrazionalità, in quanto il Comune ha sempre richiesto il pagamento della tariffa come concordata con le associazioni anche agli operatori non firmatari degli accordi. Il Comune – si legge nei ricorsi – afferma che gli accordi del 2003 sono validi pur non avendo avuto la formale adesione di ogni singola impresa, dall’altro ritiene che quelli del 2008 non sono efficaci per tutti, avendo ricevuto l’adesione soltanto di alcuni. La decisione di rendere gli accordi inefficaci costituisce una violazione del principio di buona fede in contraddizione con i provvedimenti assunti per quattro anni e senza alcuna concertazione con gli industriali».
In cerca dell’accordo. Questa volta la partita intorno al settore marmo sembrerebbe diversa. E il clima sembrerebbe più sereno.
I ricorsi quindi sono visti come “atto dovuto” che potrebbero essere ritirati qualora andasse in porto il tanto sospirato accordo sul settore lapideo su cui si è sbilanciato anche il sindaco Angelo Zubbani in occasione dell’assemblea di Assindustria che ha eletto il nuovo presidente Erich Lucchetti.
In sostanza- da quello che trapela sulla nuova partita di provvedimenti al tribunale amministrativo regionale - le tariffe non sarebbero il punto centrale di questa vicenda. Sul tavolo della nuova trattativa, auspicata da amministrazione e industriali, ci sarebbe qualcosa di più complesso, l’accordo di programma che riguarda tutto il settore e che, secondo gli imprenditori, potrebbe sbloccare tutta una serie di investimenti che, in un clima di incertezza, rimangono bloccati.
A cominciare da quell’incremento della filiera (con oltre il 50% del materiale estratto da lavorare in loco) e, come effetto diretto, dell’occupazione.
Insomma gli industriali sarebbero anche pronti a fare un passo indietro: ma in vista di un nuovo accordo che coinvolga l’intero settore. E, più in generale, tutto il territorio.
La parola ora passa al tribunale regionale, ma ancora prima al tavolo delle trattative che potrebbe fermare i ricorsi stessi.
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