Il Tirreno

Fango bianco nel parco del Frigido

Fango bianco nel parco del Frigido

Il letto del fiume pavimentato dagli scarti del marmo. Un rischio per l’ecosistema

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MASSA. Argini del parco fluviale del Frigido stracolmi di fanghi bianchi. Ecco dove è finita - almeno una buona parte - della marmettola che dalle cave continua a finire inesorabilmente nel fiume e poi giù giù minacciosa verso mare.

La “prova” è in una foto scattata dal consigliere comunale di Rifondazione comunista, Nicola Cavazzuti (anche presidente della commissione consigliare Ambiente) e pubblicata poi su Facebook scatenando inevitabili polemiche. Anche perché è tutto un déjà vù.

Già negli anni Novanta il Comune di Massa sborsò circa 5 miliardi delle vecchie lire per ripulire l'alveo del fiume dalla marmettola. Quelli che adesso sarebbero almeno 5 milioni di euro. Il caso denunciato in questi giorni dal consigliere comunale riguarda un tratto del parco fluviale a nemmeno 400 metri dal mare. Si vedono foglie d'erba che spuntano fuori da uno strato di marmettola cementificata che ricopre l'intera area. Ma in varie altre zone, da monti a mare, si trovano “pavimenti” innaturali di marmettola.

D’altronde da qualche parte doveva pur finire - senza dimenticare poi che a valle ci sono anche diversi laboratori del marmo. Lo scarto di lavorazione infatti, scivolando giù verso mare con il fiume, si deposita sul letto del corso d'acqua, o ai lati dell'alveo, si secca e aumenta , strato dopo strato. E rimane lì, per anni. Fino a quando, magari, l'alveo non viene ripulito. Chiaramente con soldi pubblici. E se c'è chi sul social network ironizza.

«Dopo le spiagge bianche di Vada, possiamo rivendicare il greto del fiume bianco P, occhio all'invasione turistica», scrive un utente. Gli effetti della marmettola sull’ambiente, come ricorda Arpat, possono essere gravi. Pur essendo in sè una sostanza non tossica o nociva: è in sostanza carbonato di calcio la sedimentazione della marmettola provoca effetti che – vanno «dalla scomparsa dell’habitat per le specie animali e vegetali che popolano il fiume fino alla non alimentazione delle falde acquifere». Senza contare che è spesso contaminata da olii lubrificanti e altre sostanze derivanti dalla lavorazione del marmo.  In altre parole: il corso d'acqua può seccarsi. Che è la sorte già toccata alla sorgente del passo della Focalaccia, cresta di un monte al confine tra il comune di Massa e quello di Minucciano in provincia di Lucca: la sorgente è sparita, seccata, diventata un ricordo nostalgico dei vecchi alpinisti.

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