Il Tirreno

Così la marmettola “secca” le sorgenti

di Melania Carnevali
Così la marmettola “secca” le sorgenti

Continuano gli sversamenti illegali sulle cave delle Apuane

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MASSA CARRARA. Il Frigido completamente bianco. Di nuovo. Così denso, questa volta, che sembra un'illusione ottica. E invece è il solito sversamento di marmettola, che, come una condanna per l'oro trovato nelle Apuane (il marmo), continua a inquinare i corsi d'acqua che scorrono vicino alle cave.

Arpat – l’agenzia regionale di protezione ambientale – ripete il mantra: «Se si rispettassero regole e autorizzazioni vigenti ci sarebbe molta meno marmettola e materiale di varia granulometria trascinato a valle. Il problema è che alle cave la cultura della gestione delle acque e dei materiali più fini è molto poco diffusa; per i titolari di cava, si tratta solo di costi imposti dalle autorità competenti». Essendo un rifiuto speciale, la marmettola dovrebbe essere infatti stoccata e portata in discariche apposite. Ma non sempre succede. Viene invece abbandonata nei piazzali di cava o dove capita finendo inesorabilmente, trascinata dalla pioggia, nei corsi d'acqua, rischiando di seccarli per sempre. La marmettola infatti funziona un po' come il cemento: «Infiltrata nel reticolo carsico, modifica i percorsi delle acque sotterranee e può essere causa del disseccamento di alcune sorgenti e del loro intorbidamento», spiegano ancora da Arpat. Senza considerare poi che, spesso, la marmettola è anche contaminata da oli e grassi e da metalli. Non è un caso infatti che nelle ultime analisi effettuate dall'Agenzia ambientale nel Frigido e nel Carrione è emerso che le acque sono «molto inquinate o comunque molto alterate».

Inoltre, «la presenza della marmettola, oltre ad essere di per sé un problema ambientale, è anche un indicatore di una situazione pericolosa dal punto di vista idrogeologico – fa sapere Mauro Chessa, presidente della Fondazione dei geologi della Toscana - Significa che vi sono ravaneti instabili, corpi detritici soggetti all'erosione». La politica sembra latitare di fronte a tutto questo.

Intanto dal Ministero dell'Ambiente arriva una nuova stoccata agli enti locali. Questa volta è stata direttamente la Direzione generale per la Tutela del Territorio e delle Acque a chiedere maggiori informazioni alla Regione Toscana. In particolare, da Roma chiedono di sapere se siano state effettuate, nei corsi d'acqua apuani che scorrono vicino alle cave, le«analisi pressioni-impatti», come prevede la direttiva quadro acque dell'Unione Europa e quali sia la classificazione dello stato di qualità ecologico e chimico. Un punto questo su cui Arpat si è già pronunciata nel suo ultimo report rivelando che, se lo stato ecologico del Frigido e del Carrione è sufficiente, quello chimico è «non buono». Infine, sempre, dal Ministero dell'Ambiente, chiedono alla Regione Toscana, quali siano le «eventuali misure messe in atto, che tengano conto dei risultati delle analisi di cui al punto precedente (quello della classificazione delle acque), per assicurare il raggiungimento degli obiettivi ambientali». Qualche settimana fa infatti il ministero era già intervenuto sollecitando la Regione, le Province di Lucca e Massa-Carrara, il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane e la stessa Arpat, a prendere provvedimenti contro lo sversamento di marmettola nei fiumi. Sia chiaramente per evitare l'inquinamento, ma anche per non incorrere in rischio di sanzioni europee, dal momento che il territorio non sta rispettando i parametri della qualità delle acque. La commissione europea, anche a seguito di numerose denunce, ha aperto infatti un'indagine proprio sui corsi d'acqua delle Alpi Apuane. Intanto l'inquinamento dei fiumi da marmettola è stato riconosciuto anche dalle Guardie del Parco che avevano indicato, per quanto riguarda il Frigido, la provenienza precisa degli sversamenti illeciti dello scarto di lavorazione del marmo dalle cave che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta, sopra Caglieglia e Casette. Le acque della macchina romana sono state mosse dall'associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che chiedeva informazioni al riguardo e provvedimenti;«ormai – fanno sapere dall'associazione - si sta delineando un quadro sempre chiaro dei fatti e delle responsabilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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