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Sanità

«Com’è morta mia madre?» Vincenzo Minici accusa l’Asl

«Com’è morta mia madre?» Vincenzo Minici accusa l’Asl

Massa, l’ex presidente dei revisori dell’azienda (ai tempi del maxi buco) chiede spiegazioni sul decesso dell’anziana madre

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MASSA. «Voglio capire e voglio che queste cose non succedano più. Che ci sia chiarezza, la massima chiarezza quando c’è in gioco la vita di una persona». Arriva da Vincenzo Minici, dottore commecialista, l’ennesima segnalazione di asserita “malasanità” che riguarda l’ospedale di Massa. Arriva sotto forma di sfogo, non di denuncia penale. E arriva da un professionista che in qualche modo è stato “interno” all’azienda sanitaria che adesso accusa. Minici infatti, è stato presidente del collegio dei revisori di conti, un incarico di rilievo che ha ricoperto fino al 2012, cioè durante i tempi “bui e duri” del maxi buco nei bilanci dell’Asl e poi, ancora, sotto la direzione di Maria Teresa De Lauretis.

Minici ha perso la madre, Francesca Labianca, pochi giorni fa. Persona molto conosciuta la “prof” Labianca, insegnante di matematica che ha insegnato prima alle scuole medie e poi all’istituto Salvetti “formando” generazioni di ragazzi. La donna è deceduta a 88 anni poco dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale di Massa. È stato fatto tutti il possibile per salvarla? Il commercialista ha molti dubbi e vuole esporli pubblicamente «perché non accada più».

Racconta Minici: Mia mamma, era affetta da disturbi cardiaci ma non caratterizzati da gravi patologie; si è sentita male lunedì scorso. Alle 14,40 abbiamo chiamato il 118. Un’ambulanza senza medico a bordo è arrivata attorno alle 15 e l’ha portata al pronto soccorso. Io, lo ammetto, ero agitato, ho chiesto ai sanitari con che codice fosse stata classificata, loro mi hanno risposto: codice giallo».

La donna è cosciente, ma dopo un po’ si agita, chiede da bere. «Chiedo che venga visitata da un medico, che arriva solo alle 16, mi chiede informazioni sulle cure seguite e sulle condizioni di salute di mia madre, che non visita neanche». A quel punto, il commercialista si allontana per un po’ dall’ospedale, c’è un altro familiare che lo “sostituisce”. Verso le 17,20, però le cose precipitano. Viene chiamato d’urgenza, l’anziana si è aggravata, è in arresto cardiaco. Lui corre, arriva, vede passare una barella con un corpo coperto, grida, vuole sapere se è sua madre. E lei, ormai senza vita. Minici, lo riconosce lui stesso, è fuori di sè. Grida, chiama il 113, intima al medico di vedere le cartelle cliniche.

E qui c’è una sorpresa: il codice di entrata dell’anziana madre è registrato come rosso. «Chiedo chiarimenti, il medico mi dice che è stato modificato al momento della visita, alle 15,53. Poi si corregge e dice: no è stato cambiato quando la signora si è aggravata, dopo le 17. Ma in realtà lei era già grave da prima ed è stata visitate tardivamente». Riacquistata la calma il dottor Vincenzio Minici rivede con maggiore freddezza quel drammatico pomeriggio. E dice: «Ho ragione di credere che ci siano state negligenze. E chiedo pubblicamente alla commissaria Maria Teresa De Lauretis, anche in veste di ex figura isitituzionale dell’Asl, di verificare se sono stati rispettati i codici di accesso al pronto soccorso e di spiegare quanto è davvero successo quel giorno. Perchè quel cambio di colori del codice, da giallo a rosso, per me è sospetto e deve essere chiarito».

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