Il presidio
«Vi darò una città migliore»
Il sindaco difende il Regolamento e ripete: i cittadini possono modificarlo
MASSA. Nel mirino dei comitati, sotto il fuoco di fila delle opposizioni ma anche del fuoco amico di Pd e dintorni, l’amministrazione Volpi è in difficoltà. Il Regolamento urbanistico è passato solo dall’adozione in consiglio comunale, non è ancora stato pubblicato e si attendono tutte le osservazioni dei cittadini e delle associazioni – saranno migliaia – per poi arrivare all’approvazione definitiva. I giochi, in altre parole non sono fatti, ma le polemiche non accennano a placarsi. Per questo, il sindaco Alessandro Volpi impugna carta e penna e spiega, ancora una volta, quale è stata la filosofia che ha portato alla nascita di questo Regolamento urbanistico e quante opportunità ci saranno per tutti i cittadini. «È bene dirlo con forza- inizia - questo territorio ha bisogno di un Regolamento urbanistico, per una serie infinita di ragioni». Ecco quali.
Assenza di regole. «Massa non ha uno strumento urbanistico dal 1980, in realtà dal 1972, perché il Piano regolatore del 1980 non era altro che una variante di quello del 1972; entrambi, peraltro, furono approvati da Commissari e non dal consiglio comunale. Pensare che si possa regolare una città nel 2015 con norme di 40 anni fa è inconcepibile. Inoltre l’assenza di regole vere e il permanere di condizioni di salvaguardia hanno paralizzato gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, impedendone il recupero, la valorizzazione e provocando il loro inevitabile deprezzamento. Si è determinato così, per l’assenza di uno strumento urbanistico, un impoverimento reale della città sia dal punto di vista del decoro urbano sia dal punto di vista economico per gli stessi cittadini proprietari di immobili».
Recupero. Dunque, senza questo Regolamento, secondo l’amministrazione, non sarebbe possibile frazionare, sopraelevare, ampliare, ristrutturare gli immobili esistenti, rendere abitabili i sottotetti e tutta una serie di altri interventi indispensabili, appunto, per migliorare le condizioni della città e dei cittadini. «Come si fa a parlare di recupero dell’esistente se, ad oggi, una abitazione di 100 metri non è frazionabile in due?». L’assenza di regole, poi, « ha favorito un abusivismo diffuso che ha determinato un fortissimo degrado ambientale; pur senza regole, a Massa soprattutto in certi quartieri, si è costruito ovunque e oggi si grida alla cementificazione; forse era il caso di svegliarsi un po’ prima».
Nuova edificazione. «Questa diffusa cementificazione- prosegue Volpi- ha bisogno di una riqualificazione, di più parchi, di parcheggi, di mobilità e il compito del Regolamento, dopo 40 anni, è anche questo: migliorare la qualità di vita dei massesi rendendo la città più fruibile, meno congestionata e meno caotica dal punto di vista urbanistico».
Il Piano stutturale e una città che non c’è più. Ma per il nuovo Regolamento urbanistico non è possibile parlare di cementificazione: «Il Piano strutturale, che immaginava una città di fatto non più esistente perché non considerava il rischio idraulico e perché ha messo, inopinatamente, vincoli agricoli su aree non certo agricole, ci consegnava la possibilità di realizzare 240 mila metri quadrati di nuova edificazione; questo regolamento ne propone 138 mila, di cui, in realtà, realmente di nuova edificazione solo 80 mila». «Gli ambiti- continua il comune- sono una proposta che non prevede espropri e non prevede vincoli, che si può realizzare solo con il consenso dei soggetti interessati che dunque sono i soli artefici delle loro scelte: sono dunque assolutamente stralciabili anche perché la filosofia generale del piano è quella del recupero e non certo della nuova edificazione»
Dissesto idrogeologico. «Il Regolamentoha preso, finalmente, atto delle criticità idrogeologiche del territorio, nel rispetto delle carte del rischio idraulico allo scopo di non peggiorare una situazione già compromessa. E’ vero che le carte contengono indicazioni di rischio che possono sembrare esagerate- spiega l’amministrazione- ma fino a che non cambieranno, non possiamo chiedere agli enti di combattere il dissesto idrogeologico e, al contempo, di non tener conto, con rigore, dei vincoli idraulici o franosi esistenti: non è ammissibile, in futuro, dover piangere altre vittime per errori di pianificazione. E’ naturale poi che le carte del rischio si fondino su modelli matematici e non su singole analisi puntuali, perché ciò imporrebbe un lavoro ultradecennale e dunque non ipotizzabile. Del resto, così avviene in tutta la Toscana».
Le osservazioni. «Lo strumento previsto dalla legge per migliorare il Ru o modificarlo è quello delle osservazioni- dice il sindaco- non ce ne sono altri. Per renderle più semplici possibile, il comune predispone un modulo che, nel caso della richiesta di stralcio, è elementare da compilare e non ha bisogno di tecnici».
Un volano per l’economia. Il nuovo Regolamento urbanistico non disciplina però solo il residenziale ma anche tutta l’economia locale. «Nella zona industriale l'obiettivo è favorire nuovi insediamenti eliminando i codici di attività e semplificando le procedure. Si punta anche ad attrarre attività in grado di realizzare un indotto vero, locale (riducendo, a questo scopo, fino a 600 mq i lotti minimi) e a migliorare la qualità della zona industriale, destinando tutte le risorse perequative dell'area alla riqualificazione di Via Dorsale, biglietto da vista, oggi molto brutto, per l'intera area.
Nel comparto turistico finalmente sono state stabilite regole per il recupero delle colonie che possono dare la svolta all'attività turistica del territorio. Si procede alla riqualificazione dei campeggi, rendendoli conformi alle nuove esigenze turistiche, degli stabilimenti balneari e degli alberghi, facendo sviluppare quelli che vogliono crescere. Nel comparto commerciale, si esclude l'insediamento di nuova grande distribuzione e si punta allo sviluppo della fascia di bordo, trasformandola in un'area attrattiva nel suo insieme. In materia di cave si esclude l'apertura di ogni altra nuova cava».
Questo, rivendica il sindaco, è il Regolamento: «Possiamo farne a meno? Si tratta di una proposta complessiva, indispensabile per la città, in cui gli ambiti di nuova edificazione sono solo una parte, e non decisiva che può essere corretta, stralciata e migliorata. Si tratta di una grande occasione, non perdiamola».(mda)
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